Focolaio a Trieste, cento tamponi negativi. E Fedriga invoca «una stretta ai confini»

Il presidente Fvg chiede al governo un intervento. Restano otto le positività legate al dipendente della ditta di import-export
Lasorte Trieste 25/03/20 - Ospedale di Cattinara, Cartello Ospedale in Emergenza, Coronavirus
Lasorte Trieste 25/03/20 - Ospedale di Cattinara, Cartello Ospedale in Emergenza, Coronavirus

TRIESTE Quasi cento tamponi per tracciare il contagio e cercare di circoscrivere il nuovo focolaio triestino. Tanti sono i contatti che la Regione ha testato dopo le otto positività collegate al dipendente di un’azienda di import-export triestina con rapporti con l’Est Europa. L’esito è confortante, informa in serata il vicepresidente della Regione e assessore alla Salute Riccardo Riccardi: non ci sono ulteriori infezioni. Anche se, come da protocollo, tutti i tamponi saranno ripetuti nei prossimi giorni.



Il rialzo dei casi (3.326 da inizio emergenza, 1.400 a Trieste, 1.001 a Udine, 707 a Pordenone, 218 a Gorizia) in ogni caso preoccupa. Nel bollettino giornaliero, la Regione ne aggiunge altri 8 (3 a Trieste, già noti venerdì, 3 a Udine e 2 a Pordenone), il dato più alto sulle 24 ore dal 26 maggio. Nei primi 4 giorni di luglio si sono contati 18 nuovi positivi, di cui 7 a Trieste (tutti legati al focolaio, l’ottavo contagiato è di un’altra provincia), 5 a Pordenone (dove si sono registrati 4 casi in una famiglia di San Quirino), 4 a Udine e 2 a Gorizia.



Nel pomeriggio di ieri Riccardi e il presidente Massimiliano Fedriga hanno incontrato i vertici sanitari, assicurando «il monitoraggio puntuale di Asugi», ma anche invitando i cittadini a non abbassare la guardia. Sotto osservazione la rotta balcanica e Fedriga annuncia che sottoporrà al governo la necessità di provvedere a una disciplina più restrittiva per gli ingressi in Italia. Si chiederà in sostanza di ampliare la lista dei Paesi a rischio, con conseguente obbligo di quarantena in caso di ingresso in Italia.

Il virus ha intanto rialzato la testa in città. Una scoperta casuale. Una signora che si reca a Cattinara per un piccolo intervento di chirurgia ortopedica, il tampone pre-ricovero positivo e il rapido intervento per circoscrivere l’infezione. Prima in famiglia, dove risultano contagiati il marito e i due figli, poi nella ditta del marito, con altri quattro test positivi. Ed è proprio in quell’ambiente di lavoro, un’azienda triestina di import-export che ha contatti con l’Est Europa (la Regione non ne comunica il nome), che si ritiene possa essersi acceso il focolaio. Mentre la moglie è asintomatica, l’uomo ha evidenziato sintomi Covid (il solo tra gli 8) ed è possibile che abbia contratto la malattia in conseguenza dei contatti lavorativi con i Paesi dell’Est. Non per essersi recato all’estero, ma per avere comunque incontrato persone, forse un autotrasportatore, provenienti da oltreconfine. Un’ipotesi, quella di un virus che entra dalla frontiera, «fatta anche sulla base di altre due positività riscontrate di recente», informa Riccardi. Persone con sintomi, «e che dunque fortunatamente si sono subito chiuse in casa». Nulla di troppo diverso da quanto accaduto a febbraio in Hera e al convegno udinese degli agronomi, ma fortunatamente l’azione di tracciamento non ha al momento evidenziato altrettanta contagiosità. «Credo che la situazione sia ancora sotto controllo», è il commento del prefetto di Trieste Valerio Valenti, che concorda con il governatore Fedriga nel non prevedere misure restrittive rispetto all’ordinanza varata in settimana. «Non ci sono allarmi specifici – prosegue –, ma è comunque sempre opportuno invitare i cittadini a mantenere le distanze di sicurezza e a usare la mascherina, specie quando ci si ritrova davanti a persone non conosciute». Tra i dati di giornata, non risultano deceduti (sono 345, 196 a Trieste, 75 a Udine, 68 a Pordenone, 6 a Gorizia), come da 9 giorni consecutivi, e non vi sono ricoverati in terapia intensiva (restano 6 i pazienti Covid in altri reparti). Il rialzo di luglio incide però sugli attualmente positivi (112, +5) e sugli isolamenti domiciliari (67, +5). I totalmente guariti sono ora 2.869 (+3), i clinicamente guariti 39 (stabili). —


 

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