Targa vandalizzata e gettata nella foiba di Basovizza: a segno il recupero
Era stata sradicata con l’intero piedistallo e poi buttata nell’abisso di Plutone. Anvgd: «Valutiamo come risistemarla»

Si sono calati con la corda per 112 metri all’interno della foiba dell’abisso di Plutone, vicino a Basovizza. E lì hanno recuperato quel che resta della targa che riportava i nomi delle ventuno persone infoibate e con la dicitura “vittime dell’odio titino nel maggio 1945”. Qualcuno l’aveva gettata lì nei giorni scorsi, proprio a ridosso del Giorno del Ricordo, evidentemente in spregio di quelle vittime.
L’operazione di recupero è stata portata a termine lo scorso giovedì sera da Stefano Guarniero, tecnico del Corpo nazionale di soccorso alpino e speleologico, e da Daniele Alberico. A denunciare la scomparsa di quella targa era stato nei giorni scorsi il presidente dell’Anvgd Renzo Codarin.
«Letta la notizia abbiamo immaginato potessero averla gettata nell’abisso – riferisce Alberico – per questo ci siamo decisi ad andare a verificare».
L’abisso nella prima parte ha una cavità verticale (dove si sono fermati i pezzi della targa), poi si apre una galleria. «La foiba ha le pareti frastagliate – racconta Alberico – quindi la targa in plexiglass è rimbalzata rompendosi in più frammenti. In verità, però, è stato sradicato dal terreno l’intero piedistallo, scaraventato poi nell’abisso».
I due speleologi sono riusciti a recuperare i pezzi della targa, riportandoli così in superficie, «ma non il piedistallo, perché troppo pesante e impossibile da recuperare con le corde, e tra l’altro quando ci siamo calati faceva già buio». Il piedistallo comunque è integro, sebbene ammaccato, volendo si può recuperare. «Noi ci siamo occupati della targa perché ci sembrava giusto fare quel gesto, visto che a quanto pare qualcuno ha voluto invece infoibare anche i nomi di quelle vittime».

Venerdì il recupero di quei frammenti, con ancora visibili i nomi delle ventuno persone gettate in quella cavità carsica, è stato segnalato all’Anvgd. Quella targa era lì dal 2021, «ma posizionarla non era stata un’iniziativa dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia», precisa Codarin.
Che anticipa come ora «ci confronteremo anche con la Lega Nazionale, con l’Associazione nazionale Combattenti e Reduci e con le altre realtà da sempre impegnate nel ricordare le vittime delle foibe e, muovendoci nella legalità, visto che tra l’altro quel terreno è privato, valuteremo come ripristinare la targa».
Codarin, condannando con forza il gesto di chi ha divelto e gettato nell’abisso Plutone quel ricordo, denunciando quanto accaduto si augura «venga fatta piena luce sull’accaduto, individuando al più presto i responsabili. La memoria delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata non può essere rimossa né intimidita, ma è parte integrante della storia nazionale e del dovere civile di ricordare».
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