Fondazione “sponsor tecnico” del restauro della Questura di Trieste

L’edificio, costruito tra gli anni Trenta e Quaranta, ospitò la Casa del Fascio e poi il comando del Gma. L’obiettivo è il recupero di un immobile vincolato
Silvano Trieste 2019-06-30 Questura di Trieste, da non firmare
Silvano Trieste 2019-06-30 Questura di Trieste, da non firmare

TRIESTE Quel balcone con vista sui resti del teatro e su un asse viario denominato corso del Littorio era stato originariamente pensato per altro uso, ma valeva comunque la pena, aldilà della mutata funzione, recuperarne la funzionalità. Dopo due interventi dedicati agli spazi interni, adesso la Fondazione CrTrieste è passata agli esterni della Questura, con l’obiettivo di effettuare il restauro conservativo della facciata principale, quella - appunto - prospiciente al Teatro romano.

Premessa: non è che l’istituzione presieduta da Tiziana Benussi impieghi tempo e risorse per la manutenzione di ogni edificio pubblico del territorio bisognoso di cure e dimenticato da Roma. La Questura è uno stabile vincolato dalla Soprintendenza, ha un interesse storico-architettonico documentato, detiene una posizione significativa in uno scorcio urbano di pregio, di fianco al cosiddetto “blocco piacentiniano” e di fronte al grattacielo rosso di Umberto Nordio: in questa chiave la Fondazione ha ritenuto di dare una mano “edilizia” al Viminale. L’intervento è quasi terminato ed è costato circa 40 mila euro, il progettista è Fredi Luchesi e l’impresa esecutrice la Rosso. L’intesa era stata raggiunta nell’autunno dello scorso anno tra l’allora questore Isabella Fusiello e la presidente neo-eletta Benussi.

«La chiamiamo sponsorizzazione tecnica - commenta Benussi - invece di erogare un contributo, la Fondazione si prende direttamente in carico la realizzazione dell’opera». E diviene essa stessa stazione appaltante, pur non essendo un ente pubblico. Comprese le procedure selettive per scremare le aziende appaltatrici. La Fondazione ha i suoi ritorni di natura fiscale, perchè queste attività sono defalcabili dalle gabelle da versare all’erario.

La Questura, come in parte preannunciato in apertura, non è sempre stata Questura. La costruzione dello stabile era stata prevista nel Piano regolatore del 1934, allo scopo di realizzare la sede del Partito nazionale fascista (Pnf). L’operazione rientrava nel più ampio programma di riqualificazione dell’area, dove venne parzialmente demolito l’ex ghetto ebraico, fu riportato alla luce il Teatro romano e tracciato il percorso dell’attuale via del Teatro romano (all’epoca corso del Littorio).

L’idea di acquartierare il partito in questa zona pare vada attribuita al podestà Emilio Paolo Salem. Venne indetto un concorso, a vincere il quale furono gli architetti Raffaello Battigelli e Ferruccio Spangaro, che superarono la concorrenza di Umbero Nordio. L’edificio crebbe con una certa lentezza, in quanto la prima pietra fu posata in occasione della visita di Mussolini nel settembre 1938 e la struttura venne completata nell’estate 1942. Gli esperti parlano di fronte curvo caratterizzato da un portico e da ampia terrazza, di pianta trapezoidale su 5 piani. Si sottolineano i torrioni angolari, a richiamare le fortificazioni romane di epoca imperiale. Rivestimento in pietra calcare bianca. Ma la Casa del Fascio non ebbe modo di rimanere tale per lungo tempo, causa l’evolversi del quadro politico-militare. Dal 1945 al 1954 ospitò il comando del Governo militare alleato. Dopo il ritorno di Trieste all’Italia, ebbe inizio il terzo atto della storia di questo palazzo: nel 1955 divenne sede della Questura. —


 

Argomenti:lavori pubblici

Riproduzione riservata © Il Piccolo