Fontanot: «A Ronchi per la rappresentanza pago di tasca mia»

RONCHI DEI LEGIONARI. Gli scontrini del sindaco di Roma Ignazio Marino, i sospetti di spese pazze che coinvolgono anche il premier quando era a capo della giunta di Firenze. Ma non solo. Sui primi cittadini di tutta Italia cresce la cultura del sospetto. Troppi sprechi, troppe leggerezze, troppe indagini per non destare rabbia e indignazione popolare. Ma cosa succede nella “periferia dell'impero”?
Il sindaco di Ronchi dei Legionari, Roberto Fontanot, fuga ogni “pensiero fuorviante” rispetto al corretto funzionamento della sua gestione. Ma si sente ache di “assolvere” tutti quegli altri colleghi che, in Friuli Venezia Giulia, svolgono il loro lavoro con dedizione e sacrificio. «Da quando sono sindaco, ovvero dal 2006 ad oggi – commenta – le mie spese di rappresentanza sono state pari a zero. Non posseggo carte di credito, non ho mai chiesto alcun genere di rimborsi, non ho a disposizione auto blù ed ho a disposizione un telefono cellulare comunale, per le cui bollette pago la metà dell'importo totale. Percepisco un'indennità di 2.600 euro mensili, per 12 mensilità e con quella svolgo i compiti che mi sono stati assegnati. Se devo offrire il pranzo o la cena a qualcuno lo faccio con questi soldi, non certo con quelli del Comune». Certo, spese di rappresentanza di sono. Negli ultimi tre anni, infatti, la municipalità ronchese ha speso poco più di 8.900 euro per questo, ma oltre il 50% se n'è andato per finanziare le attività legate ai gemellaggi con i Comuni di Wagna, Metlika e Godollo. Il resto è stato impegnato per inaugurazioni di scuole ed altri edifici pubblici o per l'acquisto di corone d'alloro o fiori in occasione di cerimonie.
«Anche se spesso – contina Fontanot – ce ne occupiamo personalmente io o il vicesindaco Livio Vecchiet, pagando di tasca nostra. Qui non ci sono sprechi o spese pazze e, a dir il vero, rimango basito per l'enfasi che in regione si ha nei confronti di come i sindaci impieghino i fondi pubblici. Ma mi fa anche specie apprendere che alcuni primi cittadini, pavendando una certa arroganza, affermino come essi si possano permette di affrontare spese personali, perchè ricchi. La maggior parte di noi non lo è e, come nel mio caso, se ci sono soldi da impiegare a favore della comunità, si mette mano al portafogli».
Pochi privilegi, dunque, per il sindaco ronchese che, ancora una volta, punta il dito sulla “casta” rappresentata dalla politica italiana. «Alla recente cerimonia di Redipuglia, io sono andato con un'auto della Polizia Locale e sono tornato a casa con un mio amico – prosegue – all'ombra del Sacrario ho potuto notare però una serie di auto blù che mi hanno decisamente fatto rabbrivvidire. Questi si che sono sprechi, non quelli dei piccoli o medi Comuni di una regione che hanno sempre dimostrato di agire con oculatezza e senza voli pindarici. Non dimentichiamoci che ci sono sindaci che hanno un'indennità anche di 500 euro. Non è certo una ricchezza per le grandi responsabilità che si hanno».
@luca_perrino
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