Franco abbraccia i ricordi, Senni la sedia Canovella nascosta ama pace, libri e falò

il reportage
Un complesso condominiale sonnecchia lungo la stradina che parte dalla Costiera per tuffarsi giù, verso la spiaggia di Canovella degli Zoppoli. Sono le sette di una serata dorata, la luce è nitida, tersa dall’acquazzone pomeridiano che si è appena dileguato, lasciando come traccia solo qualche nuvola chiara che galleggia a mezz’aria. In giro non c’è nessuno. Spiando dai cortili, si vede il mare lambire le fondamenta delle case, parecchi metri più in basso. Guardando all’insù, si scorgono alcune vele bianche che a un secondo colpo d’occhio si rivelano essere delle lenzuola. «Si va di là», è l’avvertenza che la signora intenta a stendere i panni sul proprio terrazzo lancia in risposta a un cenno di saluto.
«Devo fare le faccende di casa – prosegue la donna –, non ho tempo». E gli altri, dove sono? «Tutti a lavorare, rientrano più tardi». A pochi passi da dove si parcheggia l’auto, si può scavalcare un muricciolo con addosso un senso di attesa e di torpore. Lì inizia il sentiero sterrato che conduce alla spiaggia attraverso gli uliveti. Scendendo i gradini di pietra si incontra Alan, che li percorre in senso inverso, tutto trafelato. Stringe in mano due bastoni da nordic walking. «Abito ad Aurisina e ogni tanto vengo qui a fare finta di fare sport – scherza –. Temo che non troverete molta vita, in spiaggia: è vuota perché ha piovuto. D’estate c’è più gente ma la vera vita è a Sistiana».
Una volta raggiunto il porticciolo si scopre che l’unico bar della spiaggia è chiuso, non si capisce se per sempre o momentaneamente: «Cedesi attività», informa un cartello affisso sulle serrande abbassate. Un uomo se ne sta seduto sugli scogli con un libro in mano, in controluce, mentre Franco Ongaro, storico docente delle scuole elementari della Bisiacaria ormai in pensione, si gode una passeggiata solitaria. «El bagno co la luna che se specia ta l’acqua, co se iera giovani – ricorda il maestro Franco –. È la prima volta che torno a Canovella, dopo tanti anni, e ripenso a Sergio Miniussi, poeta di Monfalcone. Veniva a prendere il sole qui con i suoi amici sloveni quando questi ultimi erano male accolti dagli italiani, negli anni Cinquanta. Amico di Leonor Fini e di Yves Montand, dopo aver studiato a Parigi ha lavorato per il Piccolo e per Radio3. Ha scritto centinaia di scenografie per la Rai e curato una serie di monografie su donne come Edith Piath o Coco Chanel, che nonostante le difficoltà ce l’hanno fatta: è tipico delle donne. Ecco, lui el veniva al mar qua. Con la compagnia del Teatro della stropula, che vol dir una robeta picia, stiamo lavorando sul Fondo Miniussi».
E perché Franco invece non ci è venuto per anni? «Con il lavoro, la famiglia, il tempo è quello che è. Con la pensione poi il tempo ritorna: i ricordi e la ricerca dei vecchi sentieri mi hanno fatto strada fino a qui, nella tranquillità di una sera in cui ero sicuro che non avrei incontrato anima viva, visto il maltempo che ha imperversato prima. Ho passeggiato per una mezz’oretta, fino ai Filtri e ritorno. È una serata di pace, con l’acqua che luccica e il sole che splende, la pioggia che si vede lontano cadere nel mare».
Proseguendo si incontra Barbara, arrivata in vacanza qui dalla Repubblica Ceca, attraverso la Slovenia. «Just sitting for a while, watching the sea, talking with a friend», dice. Se ne sta seduta per un po’, guardando il mare, parlando con un amico. A parte la coppia, in questa parte della spiaggia non si vedono altre persone. Alcuni massi predisposti in cerchio, anneriti dal fumo e dal carbone, testimoniano tuttavia che di recente qualcuno ha trascorso una notte attorno a un falò.
Oltre, c’è il confine di Canovella, delimitata dalla concessione demaniale del signor Senni, seduto su di una sedia di plastica bianca a contemplare il tramonto, che nel frattempo ha iniziato a dare le prime avvisaglie di colore. «Non c’è niente qua», afferma placidamente Senni, sprofondato nella sedia, con gli occhi che ridono. Abita qui per tre mesi l’anno, quelli estivi, poi se ne torna a svernare a Trieste. È in pensione ma fino a dieci anni fa è stato segretario generale del Comune a Gorizia. Ogni sera scende al mare. Poco prima che faccia buio, poi, lega la sedia al cancello con una catena, per assicurarla dai flutti delle maree o dai furti. Dopo la spiaggia di Senni, comincia l’area nudista dei Filtri. Lì il senso di una comunità che vive e si prende cura della spiaggia è restituito dai capanni costruiti in legno, dalla cura e dalla pulizia della spiaggia. Ma al momento anche in questo caso la vita è altrove: qualcuno legge, due persone remano in piedi sulla tavola da sup mentre quattro aironi si levano in volo. —
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