Più di mille persone per l’ultimo saluto a Jan Bensa, morto nello scontro sul Vallone

La comunità di Doberdò del Lago si è stretta attorno alla famiglia del ragazzo, rimasto vittima dell’incidente in cui ha perso la vita anche Lorenzo Valentini: «È una tragedia per tutto il paese»

Laura Blasich
Il funerale a Doberdò del Lago (fotoservizio Katia Bonaventura)
Il funerale a Doberdò del Lago (fotoservizio Katia Bonaventura)

È stata la giornata delle lacrime e, ancora, del silenzio a Doberdò del Lago, dove oltre un migliaio di persone sabato mattina ha salutato per l’ultima volta Jan Bensa, morto alla soglia dei 24 anni, che avrebbe compiuto il 30 maggio, la sera del 29 maggio in un tragico frontale lungo la strada statale del Vallone a Gabria, costato la vita anche al quasi coetaneo Lorenzo Valentini, 25 anni di Gorizia.

Entrambe erano in sella a una moto. Il centro del paese è stato chiuso al traffico, grazie all’intervento della Protezione civile locale, dei carabinieri e della polizia locale, per consentire prima l’omaggio nella chiesa di Doberdò e poi la celebrazione delle esequie.

Il parroco di Doberdò e Jamiano don Ambrož Kodelja ha parlato ai genitori Robert e Ingrid, alla sorella Andreja, agli amici fermi accanto alla bara durante tutta la funzione, alla sua comunità e ai tanti che l’avevano conosciuto attraverso la pallavolo attraverso il vangelo di Matteo: «Beati i puri di cuore perché troveranno Dio».

«È una tragedia per tutto il paese», ha ripetuto prima della messa don Ambrož, tratteggiando nuovamente la figura di un ragazzo impegnato nell’associazionismo per il suo paese, oltre che nel lavoro e nello sport.

Il volley la grande passione di Jan, morto sul Vallone a poche ore dal suo compleanno
Jan Bensa nella maglia dello SloVolley nella stagione 2024/25

Anche il sindaco Peter Ferfoglia ha scelto il silenzio: «Parla la presenze dei tanti che oggi sono voluti esserci».

A ricordarlo sono state invece le parole di Nataša Sirk, docente di italiano di Jan alle superiori. Le ha lette Erik Bensa, lo zio. «Eri capace, onesto, leale e sempre pronto per ogni passo, per ogni attività che ti stava a cuore», ha scritto la docente, ricordando come Jan si fosse offerto per imparare a memoria 60 versi del proemio dell’Iliade, nella traduzione italiana, presentandosi dopo una settimana e non dopo i 14 giorni concessi dall’insegnante. Un ragazzo capace, che alla sua docente, quando si reincontravano, diceva però di «non essere un secchione» e di essere contento del lavoro pratico.

«Dopo il lavoro ti piaceva falciare i campi e i vigneti, dicevi persino che avresti comprato un trattore», ha raccontato la docente nel suo ricordo. «Non ci sarà più tempo per te, caro Jan, ora il tuo sorriso radioso, la tua bontà e la tua energia daranno ai tuoi genitori, a tua sorella, ai tuoi parenti, ai tuoi amici e a tutti noi che ti abbiamo amato il coraggio e la forza di andare avanti», ha concluso Sirk.

Le campane hanno accompagnato il corteo verso il cimitero, attorno al feretro ancora gli amici più vicini, in mano una gerbera rossa.

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