«Fuori i posti diretti promessi da Salvini per gli ex Eaton»

La stabilità della crisi e l’instabilità dell’occupazione. È guardando a queste situazioni che in città si è aperta la riflessione dopo il caso Eaton. Definito ieri dall’ex delegato sindacale Alessandro Perrone «l’ultima agitazione operaia di Monfalcone, parte di una lunga tradizione di ribellione sociale e civile della città». Soprattutto una prolungata «lotta di logoramento», con 154 dispersi sul campo, ovvero persone rimaste all’improvviso senza impiego, una parte – non maggioritaria – delle quali oggi ancora senza lavoro e pure senza Naspi, l’indennità di disoccupazione a progressiva riduzione.
Da un lato l’amministrazione comunale non ci sta a sentirsi addosso l’indice puntato e rivendica non solo il ruolo di monitoraggio nel protocollo siglato dalle istituzioni, ma la «perenne attenzione» sulla vicenda, con l’allestimento di recruiting day e di uno sportello dedicato, i progetti di riconversione professionale dei disoccupati, le partnership con agenzie interinali e in generale l’impegno a favorire l’incontro tra domanda e offerta nel mercato del lavoro. Dall’altro l’opposizione, con Cristiana Morsolin de La Sinistra, invece accusa: non si è fatto abbastanza, ora bisogna rimboccarsi le maniche.
«Abbiamo seguito con preoccupazione fin dal primo giorno la situazione dei lavoratori e delle lavoratrici della Eaton – afferma il consigliere del centrosinistra –. Più volte abbiamo sollecitato l’amministrazione comunale che si era fatta garante, anche attraverso l’allora ministro Salvini, per una ricollocazione mirata in Fincantieri. Alle diverse interrogazioni poste in Consiglio comunale la sindaca ha risposto sempre con toni trionfanti, ma oggi vediamo che la situazione non è quella che ci veniva raccontata». «Abbiamo assistito – sempre Morsolin – a recruiting day venduti come la soluzione a una crisi lavorativa importante, ma i cui risultati sono stati ben al di sotto delle aspettative. Il protocollo firmato con la Regione è scaduto da mesi e troppi lavoratori non sono stati ricollocati, soprattutto quei lavoratori che maggiormente avrebbero avuto bisogno di un percorso di sostegno delle istituzioni perché non più giovanissimi, ma che ancora non hanno maturato l’anzianità lavorativa per andare in pensione».
«Dopo tanti proclami – cobnclude – oggi si è arrivati alla situazione che tutti temevamo, la fine degli ammortizzatori sociali e i lavoratori senza impiego. Chiediamo che l’amministrazione si attivi seriamente e in breve tempo per il ricollocamento in Fincantieri con contratti diretti, non nell’appalto, come a suo tempo promesso da chi allora era al governo e ha fatto campagna elettorale su questa vicenda».
«Morsolin dovrebbe tacere – ribatte il sindaco Anna Cisint – visto lo zero supporto nelle varie situazioni, vedi De Franceschi e Detroit». L’esecutivo non nega preoccupazione per l’autunno e la tenuta delle aziende anche dopo la batosta Covid-19, infatti ha «chiesto un tavolo con il Ministero dello Sviluppo economico, attraverso l’assessore al Lavoro Alessia Rosolen, resasi disponibile». È stato predisposto un documento. «Ma sulla Eaton – conclude – la verità è che ci sono state persone che hanno scelto di non partecipare anche a 4 o 5 colloqui oppure che hanno rifiutato a più riprese offerte dalla navalmeccanica. Io non giudico queste scelte, sia chiaro. Ma a causa di questi rifiuti l’ente non può passare per indifferente né può vedere scaricate tutte le colpe: è stato fatto di tutto e di più. Questi lavoratori hanno avuto molte più attenzioni di altri rimasti sulla strada». —
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