Furti in villa, una pista porta a Est
Gli investigatori: i ladri dopo i colpi si rifugiano oltreconfine. Nella rete intanto finiscono in sei tra passeur e clandestini. Si tratterebbe della stessa gang che è attiva in Friuli e in Veneto
Gli investigatori ne sono quasi certi: gli autori dei furti in villa messi a segno negli ultimi giorni nelle frazioni dell’Altipiano potrebbero essere opera di bande di criminali provenienti dall’Est, gli stessi che da tempo prendono di mira le abitazioni di facoltosi industriali e commercianti del Friuli e del Veneto orientale. Persone che conoscono bene le zone in cui entrano in azione, ma che si allontanano dai territori subito dopo aver centrato i propri bersagli, magari superando i confini e lasciando il paese. Circostanze che rendono particolarmente complesse le indagini, affidate a polizia e carabinieri. Difficile infatti intercettare i movimenti dei ladri. È probabile che i componenti delle bande non abbiano alcun aggancio logistico e operativo a Trieste, e che la loro permanenza in città si limiti semplicemente alle poche ore necessarie per mettere a segno i sopralluoghi e, successivamente, i furti.
Di qui l’importanza di presidiare con attenzione l’intero Altipiano, nella speranza di cogliere qualche segnale del passaggio dei malviventi. Il controllo del territorio, in queste ore, è affidato ad un numero più massiccio di uomini e mezzi. La polizia è in campo con quattro squadre tra volanti e autocivette, a cui si aggiungono le cinque pattuglie messe a disposizione dai carabinieri del nucleo radiomobile di Aurisina e del comando di via dell’Istria. Proprio i posti di blocco istituiti in Carso per prevenire altri colpi in villa hanno permesso ieri di stroncare un traffico di clandestini extracomunitari. Nella rete delle forze dell’ordine è finito un passeur romeno, Robert Muraru di 27 anni, e due cittadini albanesi, Arben Fusha di 34 anni e Maringlen Deda di 26. I tre, che viaggiavano su una Opel Astra, sono stati notati l’altra sera a Basovizza dagli agenti del commissarito di polizia di Opicina e successivamente fermati al Lisert. Ora si trovano tutti rinchiusi al carcare del Coroneo. Il passeur romeno è stato arrestato con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, mentre i due albanesi sono stati fermati per non aver rispettato i precedenti decreti di espulsione dal paese.
Altre tre persone legate ad un’organizzazione criminale che faceva entrare in Italia clandestini kosovari, sono state intercettate dalla Squadra mobile e dalla Polizia di frontiera al termine di indagini coordinate dal pm Pietro Montrone. in carcere sono finiti Serdo e Marjan Basic, cittadini croati di 39 anni e 43 anni nati entrambi a Capodistria , e la trentanovenne Jasna Cehic nata a Lubiana. I tre prendevano «in consegna» i clandestini a Fiume e li ospitavano la notte in abitazioni a ridosso del confine con l’Italia. All’indomani gli extracomunitari venivano caricati nel bagagliaio delle auto e fatti entrare nella provincia di Trieste. Per l’intero viaggio, dal Kosovo all’Italia, ogni kosovaro doveva sborsare tra i 3 e i 4 mila euro. m.r.
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