Furto a Casa Antonini Altri due indagati: inchiodati dai video

Si tratta di rom di origine montenegrina residenti a Roma Il 26 dicembre avevano incontrato l’ex giardiniere sull’A4
Di Corrado Barbacini

Nuovi indagati per il maxifurto messo a segno nella notte di Santo Stefano nella casa dell’avvocato Alfredo Antonini. I ladri erano riusciti addirittura a staccare dal muro due cassaforti contenenti documenti ma soprattutto gioielli. Il valore del bottino era stato di oltre 150 mila euro.

I nomi dei nuovi indagati sono quelli di Dragan Marincovich, 40 anni, e di Nicodije Urosevic, 37 anni, entrambi rom di origine montenegrina e abitanti nella periferia di Roma. Si aggiungono a quello di Darko Dordevic, 35 anni, ex giardiniere della casa, cittadino serbo per il quale proprio l’altro giorno il tribunale del Riesame si è espresso ritenendo valida e legittima la custodia cautelare in carcere richiesta dal pm Antonio Miggiani.

Marincovich è stato infatti riconosciuto dagli investigatori della Squadra mobile che nei giorni scorsi hanno esaminato le immagini del sistema di videosorveglianza dei caselli autostradali. I poliziotti hanno scoperto che si trovava nell’auto di Dordevic nel pomeriggio del 26 di dicembre. Quel giorno secondo l’accusa Dordevic era andato al casello di San Giorgio di Nogaro - sull’A4 - per incontrare il gruppo di zingari giunti da Roma che, dopo poche ore, poi avevano messo a segno il furto nella casa di via Lazzaretto vecchio utilizzando le sue informazioni.

Nel gruppo proveniente appunto da Roma c’erano sia Marincovich che Urosevic, l’altro indagato, oltre ad altre persone. Come detto la presenza del primo è stata confermata dalle immagini del sistema di videosorveglianza di Autovie Venete. Il secondo invece - risulta agli investigatori - era uno dei passeggeri di una Fiat Croma di proprietà proprio dei rom provenienti dalla capitale. La vettura, era stato ricostruito, era praticamente scortata dalla Peugeot di Dordevic.

Ma intanto emergono nuovi elementi a conferma delle decisioni del Tribunale del Riesame. Gli investigatori hanno scoperto che durante la notte del furto, dal telefonino cellulare dell’ex giardiniere erano stati inviati otto messaggi sms ed erano state effettuate alcune telefonate a una donna in Montenegro. Questo traffico era transitato attraverso la cella telefonica Wind di via Diaz che ha una copertura di 500 metri. Nel corso del primo interrogatorio da parte dei poliziotti, Dordevic ha dichiarato che quella sera si trovava in compagnia di alcuni amici in un bar di viale D’Annunzio. La cui distanza con il ripetitore di via Diaz è non solo di gran lunga superiore ai 500 metri, ma comunque non potrebbe teoricamente essere coperta dal segnale perché c’è l’ostacolo naturale del colle di San Giusto. Per questo motivo il pm Antonio Miggiani è convinto che l’ex giardiniere abbia mentito. Perché infatti secondo un’analisi tecnica effettuata dai poliziotti qualche giorno fa è emerso che è possibile anche risalire alla direzione del segnale del cellulare.

Per questo motivo i poliziotti sono convinti che Dordevic, al momento del furto messo a segno dalla banda dei rom serbo montenegrini provenienti da Roma, abbia fatto il palo in via Lazzaretto vecchio, a pochi metri dall’ingresso dello stabile dell’avvocato Antonini. E che da lì abbia inviato i messaggi captati dal vicino ripetitore della Wind di via Diaz.

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