Garassino: «Più morti di cancro che di Covid-19 nel 2020»

«Nel 2020 in Italia ci sono stati più morti di cancro che di Covid-19», per questo è fondamentale tenere alta l’attenzione su un male che si cura anche grazie alle donazioni dei privati. Lo sostiene con convinzione Marina Chiara Garassino, ricercatore Airc, attualmente Responsabile della Struttura Semplice di Oncologia Medica Toraco-Polmonare alla Fondazione Irccs Istituto Nazionale di Tumori di Milano, da anni impegnata nella ricerca e nella cura delle neoplasie toraciche. Anche quest’anno Fondazione Airc per la ricerca sul cancro è content partner di Trieste Next e partecipa al festival, con molti approfondimenti sulla lotta ai tumori. In particolare, domenica si terrà il consueto What’s Next? Le nuove frontiere della ricerca oncologica, di cui sarà uno dei protagonisti Marina Chiara Garassino.
Quanto è utile parlare di scienza anche al grande pubblico?
È un argomento di cui dibatto sempre con mia figlia Chiara, che studia filosofia e mi ha insegnato che viviamo in un momento post truth, post verità, in cui contano le interpretazioni che le persone danno degli avvenimenti. Ma la scienza, ovviamente, si basa sui dati. Quindi, bisogna evitare che la gente si identifichi con le sue credenze, allontanandosi dalla verità e dire nel modo più semplice possibile le cose come stanno. In seconda battuta, va portata l’attenzione sui costi della scienza, dell’avanzamento della salute e del progresso, costi che sono mantenuti per larga parte dall’industria farmaceutica. Ma è fondamentale anche che le persone possano donare del denaro o lasciare il loro 5 per mille a delle associazioni che hanno fini no profit. Sono loro che ci rendono liberi di poter scoprire.
Voi ricercatori temete che il grande problema Covid che sta focalizzando l’attenzione mondiale sul virus distragga fondi per la ricerca negli altri campi?
In parte sì. Perché ogni giorno ascoltiamo il bollettino di guerra su morti e malati di Covid ma, facendo un esempio che mi riguarda personalmente, mi occupo di tumori del polmone, che in Italia sono 42 mila l’anno. Di Covid, in Italia, sono morte 35 mila persone. Quindi, è certamente giusto e necessario che ci preoccupiamo del Covid ma dobbiamo continuare a lavorare sul cancro, che ha fatto più morti in Italia nel 2020 che il virus.
Nella diagnosi di un tumore, la tempestività è fondamentale. In questi mesi terribili i malati oncologici hanno avuto lo stesso trattamento di prima della pandemia?
Dare questa risposta è particolarmente utile per chiarire alcuni equivoci che si sono creati. Sì, la tempestività è fondamentale. Esistono screening come quello della mammella, del colon, della cervice uterina e anche del polmone che hanno portato a una utile diagnosi precoce. E bisogna fare un distinguo tra chi era sano e voleva fare un controllo e chi era malato. Io mi sono occupata di chi era malato e posso garantire che i malati sono stati tutti trattati con estrema cura e cautela per poterli proteggere dal Covid e curati attivando in tanti ospedali la cosiddetta telemedicina, anche spedendo a tanti i farmaci a casa per evitare accessi inopportuni. È assolutamente falso che i pazienti sono stati abbandonati. Non solo, gli ospedali più colpiti dalla pandemia hanno avuto altri centri di riferimento dove i malati potevano essere dirottati per continuare le cure.
In questo ultimo anno, c’è stata qualche scoperta importante nella lotta contro i tumori?
La ricerca sta andando avanti. Sicuramente beneficiamo ancora della grande onda dell’avvento dell’immunoterapia.—
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