
Gas, Zagabria apre cinque nuovi pozzi: così l’Alto Adriatico diventa croato
Investiti 65 milioni di euro su un piano di perforazioni: produzione più che raddoppiata con 856 mila metri cubi al giorno. E il rigassificatore di Krk/Veglia si consolida nell’Europa centro e sud orientale
Raddoppiare la produzione di gas dei propri giacimenti nell’Adriatico rendendo il Paese più stabile sul fronte della sicurezza energetica, sebbene con una dipendenza dalle forniture esterne destinata a rimanere significativa. E rafforzare, al contempo, il ruolo della Croazia come nodo energetico regionale.
È questo il quadro che emerge dalle ultime mosse dei grandi attori croati degli idrocarburi, a partire dal gigante nazionale croato Ina, che ha appena avviato un nuovo ciclo di investimenti nell’Adriatico settentrionale; mentre il terminale Lng di Krk (Veglia) consolida il proprio peso nella rete energetica dell’Europa centrale e sudorientale.

La compensazione
Lo ha confermato a questo giornale la stessa Ina, interpellata per chiarire i principali aspetti di un annunciato investimento per nuove attività di estrazione di gas nell’Alto Adriatico. Investimento da 65 milioni di euro, spiegano da Ina, che è pensato in particolare «per compensare il naturale calo della produzione dei giacimenti maturi, garantendo allo stesso tempo ulteriori volumi di gas per il mercato interno».
La campagna offshore nel Nord Adriatico e lo sviluppo del giacimento Irena «rappresentano una parte importante degli sforzi dell’Ina per consolidare la sicurezza dell’approvvigionamento di gas in Croazia», puntualizza l’azienda.
I cinque pozzi
Come si realizzerà l’investimento? Attraverso la perforazione di cinque nuovi pozzi di gas. E sfruttando in gran parte gli spazi disponibili sulle piattaforme offshore già esistenti. Il primo, denominato Ana-4 DIR, è già stato completato e collegato al sistema di produzione: estrae circa 155 mila metri cubi di gas al giorno ed è oggi, secondo Ina, il pozzo di gas naturale più produttivo della Croazia.
La campagna proseguirà con lo IKA JZ-6 DIR e con le attività nell’area IDA-C. Per un quarto pozzo, denominato IKA-C, è invece prevista una perforazione direttamente sul fondale marino; se saranno accertate riserve commercialmente sfruttabili, verrà costruita una nuova piattaforma, con l’avvio della produzione previsto nel 2029.
Particolarmente rilevante è Irena-3, quinto pozzo del programma (il più vicino alla costa italiana: 80 chilometri circa, ndr), sviluppato attraverso una joint venture tra la compagnia Energean e Ina. Il progetto contempla una nuova piattaforma, la cui installazione è programmata per l’ultimo trimestre di quest’anno, mentre il collegamento del pozzo al sistema produttivo dovrebbe essere realizzato nel primo trimestre del 2027. A regime, Irena-3 potrebbe arrivare a produrre addirittura 300 mila metri cubi di gas al giorno.
Ma emerge qualche problematica dalle attività croate? Dalle informazioni ottenute non risultano interferenze con l'attività estrattiva nazionale né violazioni degli accordi italo-croati; e le attività di perforazione in corso nell'Adriatico - lato Croazia - sono ampiamente lontane dalle zone a rischio, Venezia e delta del Po, segnalano fonti del ministero italiano dell’Ambiente.
L’impatto complessivo della campagna Ina sarà significativo. In passato i giacimenti adriatici di Ina producevano circa 393 mila metri cubi di gas al giorno. Entro l’ultimo trimestre del 2027, a programma concluso, la produzione dovrebbe salire a circa 856 mila metri cubi quotidiani: più del doppio. E in base ai risultati delle perforazioni in corso, Ina non esclude pozzi aggiuntivi e nuove piattaforme.
Lo scenario
È un’accelerazione, quella evocata da Ina, che tuttavia non dovrebbe essere sufficiente a ridurre in maniera significativa la dipendenza della Croazia da fonti esterne. Nella prima metà di quest’anno la produzione media giornaliera di gas di Ina in Croazia è cresciuta del 5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, raggiungendo i 10.912 barili equivalenti di petrolio al giorno.
Eppure, sottolinea la stessa compagnia, la produzione Ina copre oggi solo il 20% circa del consumo interno di gas. I nuovi volumi dell’Adriatico contribuiranno così a rafforzare l’approvvigionamento nazionale, ma «non cambieranno fondamentalmente il bilancio complessivo del gas della Croazia», precisa Ina.
La sicurezza energetica del Paese continuerà dunque a poggiare su un sistema diversificato: produzione interna, importazioni e accesso a rotte alternative. A partire dal terminale di gas naturale liquefatto di Krk/Veglia, che ormai non serve solo il mercato croato ma, attraverso la rete nazionale e le interconnessioni regionali, anche diversi Paesi dell’Europa centrale e sudorientale.
La via del gnl
Il rigassificatore è divenuto negli ultimi anni «una componente chiave per la sicurezza energetica della Croazia e, in modo crescente, pilastro dell’architettura di diversificazione dell’Europa centrale e sudorientale», conferma a questo giornale il gestore dell’impianto, Lng Croatia, precisando che il rigassificatore è “prenotato” fino al 2037.
Per Zagabria l’accesso al mercato globale del Gnl riduce la dipendenza da singole fonti o rotte, e le interconnessioni della rete croata permettono al gas rigassificato sull’isola di raggiungere i Paesi vicini. Facendo del Paese un potenziale nodo regionale di diversificazione degli approvvigionamenti, vitale in un’epoca difficile come quella attuale.
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