«Gestire quegli spazi non porta benefici»

«Nessuna conseguenza per la Fondazione: le sue attività sono facilmente ricollocabili all’interno della programmazione del nostro teatro, per noi non ci sono conseguenze dirette». Il sovrintendente del teatro Verdi, Stefano Pace, sulla chiusura della sala Tripcovich è chiaro. Prima però che il bene venga rasato al suolo secondo la volontà del sindaco, «ci dovrebbe essere un altro passo, che è quello della riacquisizione della sala da parte del Comune».
Dipiazza, che come noto è anche presidente della Fondazione, ha già discusso del destino dell’ex stazione delle corriere e ha rassicurato il consiglio d’indirizzo. «Il sindaco ci ha dato tutte le assicurazioni che qualsiasi considerazione verrà fatta, avverrà senza danneggiare l’equilibrio patrimoniale della Fondazione, è stato molto attento ed chiaro». Ci vuole comunque ancora un po’ di tempo prima che il consiglio d’indirizzo valuti l’eventuale ritorno del bene al Comune. Perché solo su questo può decidere. Su eventuali progetti cittadini, come la possibile demolizione, «la competenza è solo del sindaco, noi come Fondazione abbiamo una discussione aperta con il Comune - spiega Pace -. Quando sarà il momento, la cosa verrà discussa nel consiglio d’indirizzo, che valuterà le conseguenze patrimoniali. Nel momento in cui ci dovrebbe essere un impatto nullo sul patrimonio della Fondazione, e questa è la tendenza, non vedo perché il consiglio d’indirizzo si dovrebbe opporre a un certo tipo di operazione, cioè alla restituzione dell’immobile al Comune». Lo stesso Pace è consapevole del fatto che la sala per continuare a vivere come teatro «avrebbe bisogno di investimenti molto pesanti di ristrutturazione, perché per 20 anni è stata una struttura pensata inizialmente come provvisoria». La chiosa finale forse è quella che più conta: “La gestione della sala Tripcovich non porta nessun beneficio economico alla Fondazione».
L’altro parere che dovrà sondare Dipiazza è quello del soprintendente Corrado Azzollini. «Ho già fatto un sopralluogo con il sindaco - afferma -. Mi ha spiegato che per un idoneo adeguamento della sala ci vorrebbe una spesa che in questo momento è difficile da sopportare, e obiettivamente non posso dargli torto: la struttura è molto sofferente. Inoltre secondo l’amministrazione c’è un numero di teatri sufficiente in città. Non abbiamo detto né sì né no. Dobbiamo però approfondire la tematica e valutare come facciamo sempre, non considerando però solo che l’amministrazione comunale ci mette di fronte a una impossibilità di fare necessarie operazioni di messa a norma». La tempistica per una risposta non c’è ancora. «Anche perché - sottolinea Azzollini - dipende prima di tutto dal proponente, che deve fare la richiesta». Azzollini comunque è d'accordo con Dipiazza sull'ingresso di Porto vecchio. «Quel brano di città - dice -, come futuro portale di quello che può essere tutto l’intervento di Porto vecchio, va risolto, quindi merita un approfondimento. Questo ha un senso. C’è la mia disponibilità a fare tutte le verifiche del caso, come la do a tutti i sindaci della regione, non dimenticando però che il mio compito è di tutelare».
(b.m.)
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