GIOCHI D’AZZARDO
Complessivamente passo ogni giorno un bel po' di tempo a sfogliare i giornali. Pensavo bastasse a capire a grandi linee ciò che stava succedendo in relazione al possibile cambiamento della legge elettorale. E invece mi sbagliavo di grosso, non solo non avevo capito, ma temo che sono destinato a non capire. E gli altri allora? Quelli che non hanno tempo, o soldi, o competenze (eh si pure quelle sono necessarie!) per leggere i giornali?
Tutti quei normali cittadini che alla sera magari distrattamente danno un occhio alla tv per scoprire che l'inflazione è salita, il grezzo è a cento dollari al barile, pane e pasta rincarano, e Napoli è invasa dai rifiuti - e questo lo capiscono anche i sassi - sono riusciti a farsi un' opinione sulla riforma elettorale, o meglio si pongono il problema di come si governa questo Paese? Walter Veltroni sembra porselo il problema, perché ancora ieri in un intervista a Repubblica afferma "La gente non ne può davvero più. Io penso solo a come superare l'ingovernabilità dell'Italia" e quindi suggerisce una soluzione che riduca la frammentazione (con una precisa soglia di sbarramento), abbia caratteristiche proporzionali ma comporti anche una sorta di premio di maggioranza per il partito che prende più voti. Lascia intendere ancora Veltroni che su queste basi ci può essere un accordo con parte dell'opposizione. Più avanti - alle prossime elezioni politiche prosegue il neo-segretario - il Partito democratico proporrà una riforma più complessiva che prevede il doppio turno alla francese e l'elezione diretta del premier.
Quindi - in linea con quanto ha affermato fin dal momento della sua elezione - Veltroni appare nettamente orientato a favore di strumenti per una 'politica che decide'. Tutto bene, se non fosse che Massimo D'Alema, Prodi, Violante, la Finocchiaro, i capi di Rifondazione Comunista, i rappresentanti degli altri partiti minori della coalizione di centrosinistra, e Casini dell'Udc, segnalano che se i termini del confronto diventano questi, allora salta il tavolo della trattativa e si va diritti al referendum, con conseguenze pesanti per la sopravvivenza del governo. La trattativa infatti - secondo i suddetti esponenti - sembra trovare il più ampio arco di consensi sul cosiddetto sistema tedesco, basato sulla distribuzione proporzionale dei consensi con uno sbarramento del 5%.
Un sistema che riduce fortemente il problema della frammentazione legato alla presenza dei piccoli partiti, ma che non sembra andare nel segno di una 'politica che decide'. È bene sapere anche che nessuno dei due percorsi è indolore: il primo - quello veltroniano per intenderci - produrrebbe la sicura caduta di Prodi, la nascita di un governo di transizione e infine le elezioni anticipate; il secondo - quello caro a D'Alema e agli altri - avrebbe come conseguenze la possibile sopravvivenza di Prodi fino alla fine della legislatura, una governabilità del Paese a 'bassa intensità', un sicuro indebolimento della leadership di Veltroni sul Partito democratico. Nella prima ipotesi il ritorno del centrodestra (e quindi di Berlusconi) al governo a medio-termine è perlomeno 'molto probabile'; nella seconda ipotesi il ritorno del centrodestra si allontana, ma la 'strumentazione' per chi sarà chiamato a governare il Paese fra un paio d'anni rimane a nostro avviso inadeguata a gestire l'emergenza italiana.
Appare evidente che le posizioni in campo sono antitetiche, ciò che tuttavia è interessante è che entrambe lasciano intendere di avere in Parlamento una maggioranza di consensi: qualcuno evidentemente sopravvaluta fortemente le proprie forze, oppure finge di avere una forza che non possiede o ancora gioca d'azzardo... Restiamo in attesa, vorremmo capire e chissà magari decidere, considerando che il referendum è sempre più vicino.
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