Giorno del Ricordo, la nostra presenza in risposta al dolore

Non lasciamo sola la comunità degli esuli, né la comunità delle famiglie degli infoibati

Stefano Pilotto
Una passata commemorazione alla Foiba di Basovizza (foto archivio Lasorte)
Una passata commemorazione alla Foiba di Basovizza (foto archivio Lasorte)

Il Giorno del Ricordo del 2026 non sarà caratterizzato soltanto da una nuova seria, profonda e dolorosa meditazione, inerente agli eventi del XX secolo, eventi che colpirono duramente le genti del confine orientale italiano.

La legge propiziata da Roberto Menia nel 2004 offre a tutta la comunità nazionale un prezioso momento di raccoglimento per capire meglio, per prendere coscienza, per rimembrare: la seconda guerra mondiale, le violenze belliche, i quaranta giorni di occupazione jugoslava di Trieste, i massacri nelle foibe, il terrore in seno alla popolazione italiana, l’esodo massiccio di oltre 300.000 italiani autoctoni dalle terre in cui avevano vissuto per secoli, in Istria, nel Quarnero, in Dalmazia.

È doveroso ricordare, sia per fugare gli inaccettabili tentativi di minimizzare o di negare quanto successe allora, sia per coinvolgere chi ancora non sa nulla e ignora quanto accadde da questa parte dell’Italia, sia per favorire una maturazione in seno alla classe dirigente italiana a favore dei necessari e conclusivi indennizzi a favore delle famiglie di esuli che persero tutto nel corso degli anni successivi al 1945.

Il 10 febbraio l’Italia si fermerà per un momento: le istituzioni, le aziende, le scuole, i centri di ricerca, le associazioni, la chiesa cattolica, i pensionati, la gente comune, gli immigrati sensibili al destino della comunità italiana. La nazione chiude gli occhi e riflette. È una riflessione che arricchisce e nutre lo spirito immerso nella cultura storica del proprio paese. Ne vale la pena.

Per chi desiderasse partecipare al toccante momento di commemorazione previsto il martedì 10 febbraio prossimo, alle ore 10.30 alla Foiba di Basovizza, tutto è pronto: i pullman in piazza Oberdan preparati dalla Lega Nazionale per recarsi a Basovizza, il raccoglimento intorno alla foiba, le autorità, la Santa Messa, l’omelia del Vescovo, la lettura della preghiera di Monsignor Santin per gli infoibati, i discorsi delle autorità, le associazioni combattentistiche con i labari e le medaglie, gli esuli, la gente comune, le scolaresche che provengono dalle regioni lontane, il silenzio solenne di una commozione che solo la foiba, secondo altare della patria, sa creare.

Sarebbe opportuno che le scuole triestine fossero presenti anch’esse, con i loro docenti, per offrire il proprio tributo in onore di tutti coloro che furono costretti a sacrificare drammaticamente la propria vita per la difesa della nazione.

Ma il Giorno del Ricordo del 2026 sarà concentrato anche sia sui recenti dibattiti riguardanti il Trattato di Osimo del 1975, che sancì la perdita definitiva della Zona B del Territorio Libero di Trieste e sulla mancata corresponsione dei pagamenti dovuti da parte della Croazia. E questo Giorno del Ricordo sarà anche proiettato verso l’atteso 80° anniversario della tragica strage di Vergarolla del 18 agosto 1946, che ancor oggi rappresenta un’immane esplosione nell’anima di tutta la comunità italiana: una carneficina a danno della popolazione civile che mai sarà dimenticata.

Fu quello l’esempio più macabro di una cieca, sanguinosa e spietata deterrenza, che accelerò l’esodo degli italiani da Pola e dall’Istria, in uno stato di angoscioso sgomento.

Non lasciamo sola la comunità degli esuli, né la comunità delle famiglie degli infoibati: in un mondo dominato dalle tecnologie elettroniche della sfera virtuale, rispondiamo con una presenza reale, compassata, cosciente e partecipativa, nell’ambito di una profonda solidarietà nazionale.

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