Giorno della Memoria, Monfalcone ricorda i suoi 100 deportati

L’incontro al monumento in cimitero alla presenza del sindaco e di Callari. Assenti le scuole

Laura Blasich
Katia Bonaventura
Katia Bonaventura

MONFALCONE Monfalcone ha reso omaggio ai suoi oltre 100 deportati nei campi di concentramento, da cui solo la metà fece ritorno a casa. Davanti ai monumento, nella zona all’ingresso del cimitero cittadino, si sono ritrovate le autorità civili e militari, le associazioni nazionali delle vittime civili di guerra e dei mutilati e invalidi di guerra, rappresentanti dell’Anpi. «Dispiace molto non ci siano gli studenti delle nostre scuole», hanno osservato sia il sindaco Anna Cisint, spiegando in seguito come il Comune avesse invitato gli istituti cittadini, sia l’assessore regionale al Patrimonio Sebastiano Callari, pure intervenuto alla cerimonia.

«Furono le truppe dell’Armata rossa a entrare il 27 gennaio del 1945 ad Auschwitz, togliendo il velo su quanto accaduto al popolo ebraico – ha detto Callari – ed è paradossale che ora si quello stesso popolo a voler farci tornare indietro. Per questo è importante conoscere e ricordare. Per questo dispiace non ci siano le scuole». Un forte richiamo a combattere l’antisemitismo in qualunque sua forma è giunto dal sindaco.

«Questa è una vicenda, un orrore, che non può essere rimossa dalle nostre coscienze - ha affermato il sindaco – e, come ha detto Primo Levi, “se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”, perché il rispetto della dignità umana prevalga sempre».

La cerimonia si è aperta con la benedizione del parroco, don Flavio Zanetti, e con la lettura, a cura del gruppo Lettori in Cantiere, di un brano del discorso che Simone Veil, sopravvissuta a campo di concentramento di Auschwitz, fece il 27 gennaio del 2005. Ad accompagnare la commemorazione il picchetto del Reggimento Piemonte Cavalleria e la fanfara della Brigata Pozzuolo del Friuli.

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