GIRO DI VITE ALL’INGLESE

Più poteri ai sindaci e ai prefetti in materia di sicurezza e di controllo del territorio. L'accordo raggiunto ieri al Viminale su questo delicato tema si ispira al modello messo a punto alcuni anni fa nel Regno Unito. E sempre a Londra guarda la proposta avanzata alcuni giorni fa dal vicepremier Rutelli di costituire una banca nazionale del Dna per combattere in maniera più efficace il crimine.


Si tratta di misure che hanno dato ottimi risultati in Gran Bretagna, dove sono state introdotte dieci anni fa dal governo laburista. Le statistiche dimostrano che, grazie alla banca del Dna, tra il 2000 e il 2005 i casi risolti sono passati dal ventisei al sessanta per cento. In particolare è cresciuto il numero degli omicidi di cui è stato trovato il colpevole (dal 32 al 72 per cento).


La percentuale dei reati sessuali risolti tocca invece l'ottanta per cento contro un modestissimo diciassette per cento del periodo precedente. Il materia di tutela della legalità il centrosinistra italiano farebbe bene, invece di lacerarsi in sfibranti polemiche interne, a guardare alla strategia scelta dal New Labour, dal partito più innovativo e vincente della sinistra continentale, che ha fatto del rispetto della legge una bandiera di cui va fiero. "Severi con il crimine in ogni sua forma e severi contro le cause del crimine", dichiarò all'inizio dei Novanta un giovane Tony Blair riassumendo in uno slogan fortunato una scelta politica che oggi, almeno da noi, apparirebbe un compromesso verbale tra il punto di vista di Giuliano Amato e quello dei leader di Rifondazione.


In realtà si trattava, oltre che di un'espressione di senso comune riassunta con una formula brillante, di una vera e propria rivoluzione culturale che spiazzava l'old left del Regno Unito e preannunciava qualcosa di più di una semplice stretta repressiva. "Perché la criminalità, anche nei suoi aspetti apparentemente più innocui, nasce dalla nostra disgregazione come comunità e può essere combattuta solo se torniamo a collaborare tutti insieme", scrisse Blair in un articolo apparso pochi giorni dopo l'intervista. Alla radice di questa idea c'era la convinzione che a soffrire maggiormente per i disagi arrecati dai teppisti di periferia, dagli immigrati clandestini o dai mendicanti molesti erano in modo particolare le persone più deboli e più indifese.


Di qui la scelta, tradottasi dopo il 1997 in provvedimenti legislativi specifici, di sanzionare in maniera pesante i reati di cui questi individui si macchiavano e nello stesso tempo di investire risorse nelle comunità locali per rinsaldare legami che altrimenti rischiavano di allentarsi. Con la conseguenza di alimentare pericolose forme di razzismo e di intolleranza. Sotto questo profilo le scelte del New Labour in materia sono state all'insegna di una sintesi intelligente tra populismo democratico e moralismo comunitario. Che hanno avuto la forza di radicarsi in profondità, nel corpo delle convinzioni più diffuse tra le classi popolari, senza tuttavia compromettere la propria convinzione politica di fondo ispirata al desiderio di inclusione e di pace sociale. Il merito principale delle misure in seguito adottate è stato soprattutto quello di aver saputo produrre risultati di un certo peso.


Che vanno dalla maggiore efficienza dei processi penali (con una media, nel 2003, di circa settanta giorni tra l'arresto e la sentenza) e una drastica riduzione dei piccoli reati, diminuiti di oltre il venti per cento. Anche se non si tratta di riforme che hanno capovolto i tratti di fondo di una società come quella inglese, ancora profondamente segnata dalla diffusione di comportamenti illegali in fatto di microcriminalità (in particolare tra i giovani), ne hanno invertito dopo anni la tendenza alla crescita esponenziale. In modo particolare per ciò che riguarda i reati di cui si macchiavano gli immigrati clandestini.


Riuscendovi non solo in virtù di una stretta repressiva (che pure non è certo mancata), ma grazie all'articolazione di una serie di politiche come quelle alle quali sta pensando il governo italiano che tengono insieme punizione e interventi a favore dell'integrazione. In nome di una migliore qualità della vita dei settori più deboli e fragili della società. Tra le misure che hanno prodotto migliori risultati c'è una riforma introdotta nel 2001 che rende la pena sicura e immediata per chi si rende colpevole di crimini di modesta gravità sotto il profilo giuridico ma di devastante effetto sociale. Ora nel Regno Unito chi viene sorpreso in flagranza mentre ruba in un negozio, tenta un borseggio o commette atti vandalici ai danni degli automobilisti non compare di fronte a un tribunale, assistito da un avvocato difensore, per ascoltare la sentenza di un giudice.


A stabilire la condanna è invece un magistrato in accordo con la polizia con una sentenza inappellabile e senza dibattimento. La stessa sorte viene riservato a chi, al termine delle indagini, viene accusato dagli inquirenti e accetta di dichiararsi colpevole. I reati ai quali si applica la normativa non prevedono pene detentive superiori alle quattro settimane di carcere. In molti casi, poi, le sanzioni sono di carattere amministrativo: multe, in particolare nei casi di danneggiamento, oppure un certo numero di ore a disposizione dei servizi sociali per attività di assistenza. La ricetta ha funzionato e questi reati sono diminuiti in maniera sensibile.


Dimostrando che la tutela della legalità non è una bandiera della destra ma anche un obiettivo che può essere perseguito da una sinistra riformatrice in grado di superare la retorica predicazione della sua anima radicale per una "prevenzione" spesso inutile per misurarsi davvero con la ricerca di una maggiore giustizia sociale e della tutela dei principi alla base della pacifica convivenza.

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