Trieste dice addio al cardiochirurgo Gatti: malore fatale a 55 anni
Dal 2004 a Cattinara, ricercatore e accademico: punto di riferimento per i giovani medici, era una firma di prestigio sulle riviste internazionali

Un professionista stimato, che per tanti giovani è stato anche un mentore importante. Un medico impegnato e appassionato, apprezzato non solo per le proprie competenze, ma anche per la sensibilità e le doti umane dimostrate nel rapporto con i pazienti. È scomparso per un malore improvviso Giuseppe Gatti, 55 anni, cardiochirurgo all’ospedale di Cattinara. Nato a Brescia, dal 2004 lavorava e viveva a Trieste, che considerava ormai la sua città d’adozione.
Qui ha anche insegnato all’università, come docente a contratto, e il supporto e l’attenzione ai ragazzi, ai futuri medici, è stata sempre una sua missione. Aveva seguito tanti studenti nella preparazione delle tesi di laurea, li aveva spronati e aiutati a raggiungere i propri obiettivi. Trasmettendo loro anche quell’amore per la medicina che lui stesso aveva sempre coltivato fin da giovane.
Una dedizione alla professione che si era sviluppata anche attraverso l’attività di ricerca, con numerosi articoli su riviste specializzate, a livello internazionale: molte delle sue pubblicazioni sono visibili online, sul sito dell’ateneo, legate al suo impegno come insegnante nel “Dipartimento Universitario Clinico di Scienze mediche, chirurgiche e della salute”.
Era stato anche revisore di riviste, sempre in ambito scientifico. Nel tempo libero era un amante della musica e della letteratura, un uomo di cultura. A Cattinara era benvoluto dai colleghi. Chi lo conosceva lo ricorda come un medico che, al di là delle competenze cardiochirurgiche, si dedicava all’aspetto psicologico e al benessere del paziente con grande attenzione.
Gianfranco Sinagra, direttore della Struttura Complessa di Cardiologia e del Dipartimento Cardiotoracovascolare dell’Asugi, parla di Gatti come di un «professionista diligente e raffinato con grande propensione alla ricerca clinica, cura e tenerezza nelle relazioni umane con i malati. Generoso nel trasferimento di conoscenza ai numerosi tesisti che ha seguito. Con un’attività scientifica rimarchevole».
«Negli ultimi anni – ricorda Sinagra – aveva sviluppato una speciale competenza e un’alta specializzazione nella gestione dei pazienti ambulatoriali operati e nella prevenzione delle complicanze di ferita, con importanti analisi di costo-efficacia. Perdiamo un apprezzato collega e scienziato e un caro amico. Mancherà».
Cordoglio espresso in questi giorni anche da tanti altri professionisti: sia da chi ha lavorato solo per un periodo a contatto con Gatti, sia da chi tuttora condivideva la quotidianità ospedaliera insieme a lui. Oltre ai tanti studenti che, grazie ai suoi preziosi insegnamenti, sono diventati medici seguendo con successo la strada indicata dal cardiochirurgo di origine bresciana. Ancora da fissare i funerali.
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