GIUSTIZIA E SOSPETTI

Il convinto applauso corale (c'è sempre qualcuno che nei cori tiene chiusa la bocca oppure si limita a muovere le labbra) con cui La Camera ha accolto il duro attacco sferrato dall'allora ministro della Giustizia a "frange estremiste" della magistratura segna una svolta nei rapporti fra politica e magistratura. Per la prima volta, infatti, destra e sinistra hanno espresso, nello stesso luogo, nello stesso tempo e sullo stesso problema valutazioni simili. Fino a ora le decisioni della magistratura sono state utilizzate come arma impropria nella lotta politica: apprezzate ed esaltate quando colpivano gli avversari, condannate ed attaccate quando ad essere distrutto era qualcuno della propria parte.


Sul caso Mastella, invece, l'intera classe politica si è compattata, anche nel linguaggio. A essere malevoli, si potrebbe sostenere che era inevitabile, visto che in questo caso sia la maggioranza che l'opposizione hanno interesse ad esprimere solidarietà alla famiglia Mastella e al suo partito: Prodi ne ha bisogno per tenere in vita il suo perennemente precario governo; Berlusconi ne ha bisogno per far cadere prima possibile il governo. Forse l'interpretazione più corretta di questa imprevista convergenza è che si sono accorti tutti, compresa la sinistra, che strumentalizzare per fini politici le indagini e i processi può premiare solo nell'immediato, al massimo nel breve periodo, e che sostenere incondizionatamente la magistratura può rivelarsi controproducente. Il polverone suscitato dalle indagini sulle scalate bancarie ha lasciato un segno. Si potrebbe anche sostenere che i componenti della casta, avendo compreso che non c'è sicurezza e salvezza individuali ma ci si può salvare solo come gruppo, hanno deciso di fare fronte comune.


È solo parzialmente vero. Contrariamente a quanto si crede, infatti, la classe politica sa bene quali sono gli umori della gente. Sa che sono cambiati nei confronti della magistratura, un po'per motivi fisiologici, assuefazione e stanchezza, come di regola avviene. Dopo la partecipazione orgiastica ai riti collettivi di tangentopoli è infinitamente minore l'esultanza popolare quando viene colpito il potente e abbattuto il privilegiato. Un po' perché alcuni comportamenti dei giudici hanno fatto precipitare la fiducia nella magistratura, come indicano le indagini sulla fiducia nelle istituzioni. Le ragioni sono molteplici. Certe decisioni sono difficili da capire e da accettare, e sembrano contrastare con preoccupazioni sempre più diffuse, in particolare per quanto riguarda la sicurezza. C'è una spettacolarizzazione eccessiva, con indagini che solleticano la morbosità ma poi si dimostrano inconsistenti. Gli arresti facili, le fughe di notizie sistematiche che hanno reso una burletta il segreto istruttorio, le intercettazioni che non hanno eguali negli altri paesi democratici, hanno creato un clima pesante.


Il caso Mastella per diversi aspetti sembra confermare dubbi e preoccupazioni. A meno che non ci siano fatti che sono tenuti all'oscuro, riesce difficile accettare che la moglie di Mastella sia messa agli arresti domiciliari, lui inquisito ed un partito decapitato sulla base del contenuto delle telefonate rese note. Almeno l'amministrazione della giustizia non dovrebbe alimentare sospetti. Non è detto che il segnale di una svolta nei rapporti fra politica e magistratura venuto dal Parlamento abbia un seguito. Ci sono alcuni passaggi non semplici: è necessario che fra i partiti maggiori vi sia condivisione sull'autonomia dei poteri dello Stato e i controlli reciproci, e deve essere abbandonata l'utilizzazione dei comportamenti e delle sentenze dei giudici a fini di lotta politica.

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