Gli altri inquilini sono fuggiti dallo stabile

«Cosa è successo? Ma qualcuno si è fatto male? Ci sono morti? Solo feriti? Uno? Chi è? Come sta?». Domande in serie: una dietro l’altra. Fatte in maniera automatica, quasi senza attendere la risposta...

«Cosa è successo? Ma qualcuno si è fatto male? Ci sono morti? Solo feriti? Uno? Chi è? Come sta?». Domande in serie: una dietro l’altra. Fatte in maniera automatica, quasi senza attendere la risposta alla domanda precedente. Sgomento e apprensione. Nel primo pomeriggio di ieri, in strada, dominavano questi sentimenti. Poco alla volta, in via Carducci, capannelli di gente si sono formati tutto intorno al civico 34. Nell’aria l’odore acre del fumo. Fuori dal portone i mezzi dei vigili del fuoco, l’ambulanza, l’auto medica, le pattuglie della polizia.

Appena fiutato il potenziale pericolo, qualche inquilino è fuggito fuori dal proprio appartamento senza pensarci troppo su. «Mi trovavo in bagno, ho sentito l’odore di bruciato e sono scappato», racconta un uomo prima di aggiungere: «Quella è la casa di Marino. Come sta? Sapete, come sta?». Le prime notizie sono frammentarie. Si diffonde la voce (poi confermata) di un’ustione alla gamba. I vigili del fuoco corrono dentro e fuori, fuori e dentro. All’arrivo dell’ambulanza il personale medico scende di corsa e sale al primo piano. Questa fretta spaventa chi conosce Marino Davoli. Sono minuti interminabili. Ne passano quattro, poi i paramedici tornano in strada, salgono sull’ambulanza e prendono la barella. Sono le 15.22. Rimarranno nell’appartamento al primo piano per altri 18 minuti prima di portare fuori il ferito. Il pericolo è cessato, ma l’area rimane chiusa al passaggio delle persone. «Devo andare a lavorare», sbotta una donna. «Signora deve fare il giro», risponde in modo fermo, ma gentile il poliziotto. Intanto dal comando provinciale di via Paolo Diacono arriva il perito dei vigili del fuoco e a ruota si materializzano gli uomini della scientifica.

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