Gli israeliani “testano” il porto di Trieste

Agrumi, meloni e peperoni: Israele potrebbe dirottare una parte dei forti quantitativi di queste merci che esporta in Europa, dal porto di Capodistria, attraverso il quale transitano ora, a quello di Trieste. La possibilità è emersa al termine della visita di tre giorni che si chiude oggi e che manager portuali e operatori dello shipping israeliano hanno effettuato alle strutture dello scalo triestino e in particolare al Terminal container del Molo Settimo e al Terminal frutta sul Molo Quinto ed è stata evidenziata ieri pomeriggio nella tavola rotonda svoltasi alla Camera di commercio soprattutto da Gad Barak, logistics manager di Mehadrin, il principale esportatore di agrumi del Paese mediorientale. Oggi a frenare l’opzione triestina, com’è stato concordemente evidenziato, è soprattutto l’imponente burocrazia che obbliga gli operatori a una montagna di pratiche presso numerosi enti non collegati tra loro e che invece è molto più snella in Slovenia. A giocare più di qualche punto a favore del Molo Settimo è però il fatto che il molo container capodistriano è prossimo alla saturazione (non può movimentare più di 700 teu al giorno) per cui soprattutto gli operatori non di prima fascia sono obbligati ad attese che finiscono per diventare estremamente onerose, mentre a Trieste potrebbero scaricare più rapidamente sopperendo anche ai costi che qui sono superiori. I colloqui bilaterali che sono seguiti sono stati appunto tesi a porre basi concrete per nuovi servizi che potrebbero incrementare il traffico container, ma anche rendere più continuativamente operativo il Terminal frutta che oggi lavora bene soprattutto in una stagione ristretta dell’anno grazie al traffico di patate dall’Egitto.
La delegazione israeliana alla cui composizione ha lavorato Clelia Di Consiglio, segretario generale della Camera di commercio Israel-Italy di Tel Aviv era composta da rappresentanti di Israel port company, l’associazione dei porti israeliani, da Ashdodport che è uno dei principali porti del paese, da operatori logistici delle compagnie Zim, Seagoline-Maersk e Damco Israel e da produttori esportatori di ortofrutta delle società Mehadrin, Ben Dor Fruits e Agrexco Camel. La visita triestina organizzata da Camera di commercio a Aries ha fatto seguito alla missione in Israele degli operatori triestini dell’anno scorso. Le chance offerte dal porto di Trieste e in particolar modo dal Punto franco che potrebbe anche agevolare la manipolazione delle merci sono state illustrate da Francesca Trampus direttore della sezione Demanio dell’Authority, da Marco Zollia manager di Trieste marine terminal e da Marco Gallegati di Trimar.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo








