Gli scogli burocratici frenano la riconversione della Ferriera

I lavori di piccola demolizione dell’area a caldo della Ferriera da parte di Arvedi proseguono, ma la burocrazia potrebbe mettere lo zampino sul cronoprogramma della riconversione dello stabilimento di Servola. Servirà una rapida triangolazione fra due ministeri e la Corte dei conti o slitteranno le autorizzazioni necessarie per procedere con la messa in sicurezza dei terreni e la creazione dei piazzali del terminal che sostituirà altoforno e cokeria dopo il loro abbattimento.
Lo spettro si affaccia con una lettera inviata il 10 novembre dal ministero dell’Ambiente a quello dello Sviluppo economico. Il ministero dell’Ambiente chiede al Mise di trasmettere copia dell’Accordo di programma «debitamente registrata dagli organi di controllo». Si tratta della bollinatura di rito dalla Corte dei conti, che evidentemente manca. La richiesta dell’Ambiente è stata spedita la prima volta il 27 agosto e due mesi dopo il ministero sollecita «la trasmissione dell’Adp ovvero di informazioni sulle tempistiche». Il ministero ha «urgenza», perché la vidimatura del testo firmato da Arvedi, Icop-Plt, Regione, Comune e Autorità portuale «costituisce presupposto per l’approvazione della documentazione progettuale già pervenuta».
Senza la pezza d’appoggio, l’Ambiente non potrà cioè convocare la conferenza dei servizi che deve dare l’ok al percorso di riqualificazione che spetta a Icop. L’inghippo non viene negato dal Mise: la conferenza dei servizi doveva essere indetta entro fine novembre, ma ad ora risulta solo una riunione telematica convocata nei prossimi giorni dai funzionari del Mise per affrontare il nodo del ritardo. Il mancato via libera della magistratura contabile blocca anche Invitalia, che dovrà mettere in circolo i 41 milioni necessari per le opere di barrieramento a mare affidate alla parte pubblica.
La Regione si sfila da ogni responsabilità: la palla è dei ministeri e l’assessore all’Ambiente Fabio Scoccimarro assicura di voler «comprimere i tempi al minimo. Nonostante qualche ritardo a Roma, i miei uffici hanno avviato l’iter per la modifica dell’Aia, relativo alla gestione dei rifiuti dello smantellamento dell’area a caldo, che dovrebbe concludersi entro l’anno».
Ritardi si segnalano anche sulla nomina dei componenti del comitato tecnico previsto dall’Adp per verificare l’andamento della riconversione. Lo denunciano i sindacati che, stavolta unitariamente dopo mesi di schermaglie, chiedono «la convocazione del tavolo per valutare il piano industriale di Arvedi relativo a smantellamento, riconversione della centrale, cessione delle attività di banchina, ampliamento dell’area freddo e riqualificazione delle maestranze». Secondo Fiom Cgil, Fim Cisl, Uilm, Failms e Usb ci sono «assordanti silenzi e ritardi sullo sviluppo dell’Adp» e ciò alimenta «le preoccupazioni dei lavoratori sulle tempistiche previste» per l’ingrandimento del laminatoio e la formazione conseguente del personale. —
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