Gli ustascia a Fiume cercano di rimuovere la stella rossa

Insulti e minacce al sindaco Obersnel. La polizia respinge il tentativo di salire in cima al Grattacielo e bruciare il simbolo. Gli estremisti di destra: ritorneremo

/ FIUME

Sembra si tratti del maggior problema a Fiume, città che – economicamente parlando – non sta attraversando il periodo più fulgido della sua storia. Eppure la stella rossa sistemata giorni fa sul Grattacielo fiumano sta alimentando polemiche e proteste (e anche peggio), manco fosse la spartizione tra il viver bene e la povertà, tra democrazia e dittatura.

Nel corso del weekend l'opera dell'artista fiumano Nemanja Cvijanović, ideata in seno al progetto Fiume capitale europea della Cultura 2020, è stata fatta segno della seconda manifestazione di dissenso, promossa stavolta da uno schieramento dell'estrema destra croata, il Partito croato autoctono dei diritti, che si vanta di «proseguire sulle orme del gerarca ustascia Ante Pavelić e dello Stato indipendente della Croazia, la Ndh». Una decina di estremisti ustascia, guidati dal presidente di questa forza politica extraparlamentare, lo zagabrese Dražen Keleminec, si sono dati appuntamento in piazza Adria (ex piazza Regina Elena), ai piedi del Grattacielo di Fiume e qui hanno dato fuoco ad una stella rossa di cartone, protestando in questo modo per la presenza della sovrastante creatura di Cvijanović, composta da 2.800 frammenti di vetro di colore rosso.

Il numero di cocci – ma gli storici non sono concordi – sta ad indicare il numero di partigiani jugoslavi caduti nella battaglia per liberare Fiume dai militari tedeschi. Durante la performance, hanno esibito bandiere croate non ufficiali, quelle ustascia, con il primo campo nell'angolo superiore sinistro di colore bianco. Keleminec, dopo avere ascoltato l'inno nazionale, ha invitato la Procura statale a denunciare Cvijanović e il sindaco fiumano, il socialdemocratico Vojko Obersnel, per i reati di istigazione all'odio e turbamento dell'ordine pubblico. Quindi Keleminec e i partecipanti alla protesta si sono diretti verso l'ingresso del grattacielo, con l'intenzione dichiarata di distruggere la stella rossa.

Marcati a vista da un ingente spiegamento di forze dell'ordine, i manifestanti si sono dovuti arrendere dinanzi al portone chiuso, hanno atteso una decina di minuti e poi se ne sono andati, non prima di avere affermato che la stella rossa a cinque punte è un simbolo nemico del popolo croato, con Obersnel e Cvijanović che sarebbero la longa manus di Belgrado e dei servizi segreti serbi.

«Il sindaco Obersnel è un verme – ha sostenuto Keleminec – fattosi in quattro per restaurare la Galeb, nave che appartenne al sanguinario dittatore Josip Broz Tito. La polizia ci ha impedito di distruggere quell’odioso simbolo partigiano, ma state certi che torneremo a Fiume e prima o poi riusciremo a rimuoverla». Recentemente sconosciuti avevano mandato in frantumi uno dei vetri del policlinico dislocato nel rione fiumano di Zamet (Fiume) e di proprietà del vice sindaco fiumano e noto gastroenterologo, Nikola Ivaniš, che pubblicamente aveva criticato la marcia di protesta contro la stella rossa, organizzata dai reduci croati e dai tifosi fiumani ultrà del Rijeka calcio. —

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