Festa della Liberazione a Gorizia, l’Anpi: «La Costituzione è in pericolo. È questa la guerra da combattere»
Dal carcere al Cimitero tante le manifestazioni per celebrare la Resistenza. Per il Comune presenti gli assessori Romano e Negro. Partecipazioni Skgz e Sso

È ancora vivo, tangibile, l’impegno antifascista e lo testimoniano i giovani (ma non solo) presenti agli appuntamenti organizzati dalla mattina per celebrare la Festa della Liberazione tra richiami alla Costituzione, al diritto di voto alle donne e al dibattito che, tornato di recente, ha riguardato la scritta Tito sul Sabotino.
Naturalmente, l’Anpi è stato in prima linea con i suoi comitati di Gorizia, presieduto da Anna Di Gianantonio, Piedimonte, presieduto da Sara Komavli, e Sant’Andrea, presieduto da Tomaž Mucci. Non sono però mancati gli apporti di Skgz e Sso, oltre che dell’associazione comunità Piuma, San Mauro, Oslavia e del circolo culturale Podgora.
Al carcere è stata ricordata l’attività del partigiano Loris Fortuna nonché quella degli antifascisti italiani e sloveni uccisi nei penitenziari cittadini. C’erano gli esponenti dell’Anpi, ovvio, ma anche Sergio Medeot per i Socialisti isontini e, per il Comune, l’assessore al Welfare, Silvana Romano. Quindi in Castello, al piazzale delle Milizie, e alla stazione ferroviaria altri momenti e altri interventi. Ancora, manifestazioni al monumento ai caduti di Piuma, dove ha parlato il presidente Tigr, Gorazd Humar, e al monumento ai caduti di Sant’Andrea, dove l’oratore è stato Danjel Brajnik. A Piuma, inoltre, hanno portato il loro contributo i bambini della scuola elementare Josip Abram.
A Piedimonte, dove si è ripercorsa l’attività di Vilma Braini-Brajnik, va invece segnalata la partecipazione del coro misto Mirko Špacapan, con gli alunni della scuola secondaria di primo grado Ivan Trinko.
È poi al Cimitero centrale che le manifestazioni sono proseguite con altre deposizioni di corone. Davanti alla lapide che contiene le spoglie di 103 partigiani ignoti ha preso la parola Anna Di Gianantonio: «Oggi più che mai è necessario comprendere quanto la nostra Costituzione sia in pericolo ed è questa la guerra che dobbiamo combattere – ha detto –. I cittadini che non la vogliono sono paradossalmente costretti a pagarne le conseguenze con un peggioramento radicale delle loro condizioni di vita: l’aumento dei costi dell’energia e delle merci, i salari fermi e la crescita della povertà, ma vediamo anche massacri, bombardamenti, gente disperata. Dobbiamo allora riprendere con forza la battaglia per la piena attuazione della Costituzione, nata della Resistenza».
Per l’amministrazione comunale, c’era Maurizio Negro, assessore alla Tutela delle identità linguistiche. Tra gli altri, non è mancata la consigliera regionale Laura Fasiolo.
Il corteo è proseguito per raggiungere il monumento ai caduti della IV Armata jugoslava e qui ha parlato Elia Gomišček, rappresentante Skgz: «Di recente è scoppiata la polemica, che ciclicamente ritorna, sulla scritta Tito sul Sabotino – ha detto Gomišček–. Tito fu innanzitutto un partigiano, guida di coloro che fecero la Resistenza e che liberarono anche la nostra città. Le discussioni sono parte sana della vita democratica, ma ogni attacco acritico alla sua figura è anche un attacco alla memoria della Resistenza, e ciò non possiamo permetterlo».
Infine, un’ulteriore deposizione di corone alla tomba della famiglia Bratuž: «Questo è un luogo in cui ci rendiamo conto che la storia non è qualcosa di lontano, ma vive nei nomi, nei volti e nei destini delle persone che hanno camminato sulla stessa terra che oggi calpestiamo noi», ha commentato Tamara Kosic.
In precedenza, Sara Komavli aveva ricordato che «in questo 25 aprile, oltre alla liberazione del nazifascismo, celebriamo la conquista del voto alle donne, che 80 anni fa varcarono per la prima volta la soglia dei seggi elettorali ed espressero il proprio voto, diventando così finalmente membri a pieno titolo della società. Da allora, dall’essere relegate tra le mura domestiche durante il ventennio fascista, le donne conquistarono, non senza fatica, maggiori diritti».
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