Grado reclama l’ex scuola Scaramuzza

L’edificio del Comune in comodato per il Museo dell’archeologia subacquea che non decolla. Si muove il commissario
Di Antonio Boemo
GRADO - Comandante Compagnia Carabinieri Monfalcone, Cap.Daniele Panighello, commissario in Comune Claudio Kovatsch, Ten.Robert Irlandese e Comandante Grado, Lgt.Marco Revelant.
GRADO - Comandante Compagnia Carabinieri Monfalcone, Cap.Daniele Panighello, commissario in Comune Claudio Kovatsch, Ten.Robert Irlandese e Comandante Grado, Lgt.Marco Revelant.

GRADO. L’ex scuola Scaramuzza deve tornare in mano al Comune di Grado, proprietario dell’edificio. È la richiesta che arriva dalla città, in modo bipartisan, dopo aver appreso la notizia che la struttura destinata a diventare il Museo nazionale di Archeologia Subacquea passerà dalle dirette competenze della Soprintendenza al Polo museale regionale che ne diventa il “concessionario”. Un passaggio programmato in questi giorni ma senza interpellare il proprietario. È un passaggio fondamentale per poter reimpossessarsi di una struttura che dal 1995 è ufficialmente, in comodato d’uso gratuito, in mano al Ministero per i Beni architettonici. Quest’ultimo a sua volta l’ha “consegnato” per competenza alla Soprintendenza del Friuli Venezia Giulia.

Le procedure per il passaggio sono iniziate nel 1992, ma solo in seguito c’è stata la registrazione ufficiale dell’atto con deliberazione del Consiglio comunale. Una delibera poi firmata dal Soprintedente Bocchieri e dal mai dimenticato dirigente comunale Mauro Lugnan. Ma adesso c’è la novità del passaggio di competenze fra istituti diversi, avvalorato dal fatto che Soprintendenza e Polo Museale Regionale hanno codici fiscali diversi. Un aspetto che avvalore il fatto che si tratta di realtà diverse. Ecco quindi sollevare qualche dubbio, assieme alla richiesta di avere un semplice parere proprio da parte della proprietà.

In venti anni – ma in realtà se ne parla ancora dal 1987, quando è stata scoperta e sono stati portati a terra i primi reperti della “Iulia Felix” – i diversi cambi di competenza al vertice della Soprintendenza hanno modificato di sana pianta ciò che avevano fatto i predecessori.

E la struttura non è mai stata aperta. Ora, davanti al nuovo cambio, c’è la fondata paura a Grado che si perda ulteriore tempo. Parliamo di anni per il recupero dell’edificio dell’ex Scuola Scaramuzza, non dell’allestimento del Museo Nazionale di Archeologia Subacquea. E così Grado vuole che l’edificio torni di proprietà del Comune.

Non a caso a occuparsi della questione c’è il commissario straordinario al Comune, Claudio Kovatsch: «Mi sto interessando di questa situazione molto complessa - spiega - per cercare di trovare le giuste soluzioni e riportare nell’ambito della sfera del Comune il bene immobile». L’obiezione è che Grado ha deciso di dare in comodato d’uso la struttura, ma solo per l’aspetto promozionale turistico. E proprio il Museo doveva diventare un’importante carta da giocare a livello internazionale, proprio per promuovere l’isola e le sue molteplici realtà che la fanno diventare unica rispetto a tante altre località esclusivamente balneari.

Una carta importante da giocare, in particolar modo all’estero, puntando sugli appassionati subacquei in continuo aumento.

Già adesso Grado, attraverso il progetto TurSub del quale organizzativamente se ne occupa la locale Protezione civile, attira gli appassionati che si immergono i mare; ma con il Museo e i relitti che ancora ci sono sul fondale marino la promozione turistica potrebbe davvero decollare. «Me ne sto occupando – aggiunge il commissario Kovatsch – anche e proprio per questo, perché l’attesa apertura del museo sarebbe un importante aspetto per lo sviluppo turistico futuro di Grado».

Una speranza che fa i conti con la realtà e le difficoltà burocratiche. Anche perché l’edificio dell’ex Scuola Scaramuzza - dato in comodato d’uso al Ministero per 99 anni rinnovabile per ulteriori 99, ma in un primo tempo il rinnovo era stato previsto per 19 anni poi allungato su pressione della Soprintendenza - era stato dichiarato inagibile e, solo per rimetterlo a posto sotto l’aspetto strutturale con il progetto del 1993 dell’architetto Berucci - furono spesi 500.000.000 di vecchie lire in quell’anno e altri 500.000.000 nel 1994. Sono passati più di vent’anni...

@anboemo

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