Grande morìa di branzini d’allevamento L’alga biotossica mette al bando i “pedoci”

Alla Valle Ca’ Zuliani pesci uccisi dal batterio: «Anomalie nell’ambiente marino». Da Asugi lo stop ai mitili triestini
Bonaventura Monfalcone-22.11.2012 Visita scolaresca-Valle Ca' Zuliani-Via Timavo-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-22.11.2012 Visita scolaresca-Valle Ca' Zuliani-Via Timavo-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura



Tra le temperature che lentissimamente degradano e la luce che si abbrevia, in uno spicchio del golfo, si è consumata dalla seconda metà di agosto un’agonia. Quella di alcune tonnellate di branzini d’allevamento. In un triste parallelo terrestre con il coronavirus, anche sott’acqua i contagi – però batterici, non virali – hanno causato la morte di centinaia e centinaia di pesci, finiti bruciati e inceneriti, da prassi. L’azienda parla di “anomalia” e la riconduce agli equilibri del golfo, vale a dire alla «qualità delle acque che negli ultimi tempi sta comportando stress a diverse comunità marine». E cita, oltre alle proprie perdite, quelle delle pinne nobili alla riserva marina o alla proliferazione di alghe con biotossine che da giovedì, con ordinanza del direttore della Struttura complessa Igiene degli alimenti di origine animale, Paolo Demarin, ha determinato il blocco da Grignano al Villaggio del Pescatore della vendita di mitili, in latino Mytilus galloprovincialis, nel gergo popolare i pedoci. Con sazioni fino a 30 mila euro per chi trasgredisce.

Nel 2019 la cronaca registrava interrogazioni grilline, a cavallo tra Duino Aurisina e Monfalcone, sugli impianti per la piscicoltura al largo del castello dei Thurn und Taxis, in linea d’aria a 700 metri di distanza. Si parlò di “guerra del golfo”. Le 58 gabbie della Valle Ca’ Zuliani, una srl agricola in via Timavo, venivano contestate – per motivi estetici, quindi paesaggistici – dalla Lista per il golfo del comune duinese, in un relativamente inedito asse con i pentastellati locali. Ebbene la storia si arricchisce di un nuovo capitolo, per l’ingente morìa di branzini: il consigliere Gualtiero Pin ha depositato pure qui un’interrogazione. Ma le gabbie non nascono ora, sono almeno trentennali. Occupano, nell’impianto in cui si “seminano” 500 mila branzini l’anno, una quarantina di addetti, stagionali compresi. La recente perdita non è stata irrisoria da un punto di vista economico. Negli allevamenti ittici tuttavia le morìe si possono verificare e il gestore ne è consapevole. Oltretutto quelli monfalconesi sono certificati “antibiotic free”, come il suo prodotto. Cioè «si ovvia alle epidemie con la prevenzione, per esempio attraverso la frequente pulizia delle vasche». Oppure, per scongiurare il nodavirus, associato al branzino, con le vaccinazioni, introdotte nel 2020. Ma stavolta l’epidemia è stata notevole. «Determinati batteri – prosegue Stefano Caberlotto, responsabile della produzione – si trovano nel mare e le infezioni si verificano se i pesci convivono strettamente. Adesso si è patito di più per anomalie negli equilibri marini». Valle Ca’ Zuliani si avvale di veterinari che «indicano i rimedi cui ricorrere» per la salute dei pesci, inoltre «l’azienda, che rifornisce la grande distribuzione, è certificata globalgap, quanto a benessere dei pesci, impatto ambientale e gestione sociale». Insomma, «nessun rischio: i branzini morti sono stati eliminati». E il batterio è «innocuo per l’uomo».

Non così la biotossina algale liposolubile Dsp (Diarrethic shellfish poisoning) con un tenore rilevante di acido okadaico, che provoca nelle persone dissenteria. Come illustrato dal dottor Demarin le analisi di laboratorio dell’Istituto zooprofilattico delle Venezie ne hanno rilevato l’incremento oltre i limiti su campionamenti di mitili datati il 14 settembre, decretandone la «non conformità» ai sensi di leggi. In altri casi si è evidenziato invece un valore che, «seppur conforme», è «prossimo alla non conformità»; sicché in considerazione anche dell’«aumento di fitoplancton potenzialmente tossico nell’acqua» e dei pregressi esiti di analisi del 7 settembre, essendo altresì «necessario garantire il più alto livello di sicurezza delle produzioni» di mitili nel golfo triestino, il direttore della struttura complessa incastonata nel Dipartimento di prevenzione ha disposto con ordinanza «la chiusura e il divieto di raccolta dei molluschi bivalvi dalle zone di produzione 05 di Grignano, 07 dei Filtri e 11 del Villaggio del Pescatore, per non conformità alle norme sanitarie, e della 09 di Sistiana sulla base della valutazione del rischio per gli alti valori del fitoplancton potenzialmente tossico nell’acqua». Inoltre la «chiusura cautelativa» di 08 Canovella e 10 di Duino «sulla base della valutazione del rischio per la loro contiguità a zone non conformi». Ma già oggi è prevista una nuova campionatura e l’ordinanza potrebbe decadere, alla luce di un ripristino delle condizioni di idoneità biologica. —

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