Grande richiesta per i segnali dell’ex ferrovia del cantiere

I segnali luminosi e non dell’ex ferrovia del cantiere fanno davvero gola ad associazioni e amatori, che si sono fatti avanti dal Friuli Venezia Giulia al Piemonte per ottenerli dal Comune di Monfalcone.
Proprio l’amministrazione comunale ha deciso, però, di rallentare la procedura di assegnazione, gratuita, dopo aver valutato che una parte dei cimeli potrebbe rimanere in casa per essere utilizzata in un allestimento all’aperto e per ricordare un pezzo di storia dello stabilimento navalmeccanico all’interno del Museo della Cantieristica. «C’è un’esigenza di mantenere parte del materiale nel patrimonio cittadino – spiega Lucio Gregoretti, consulente del Comune per la promozione del territorio – sia per attrezzare un’area esterna, collegata alla memoria del trasporto degli operai e non solo dei materiali lungo la ferrovia, sia all’interno del MuCa, dove verrà ricordata in un prossimo futuro anche la produzione di carri ferroviari da parte del cantiere navale».
Dall’inizio degli anni Trenta fino ai primi anni Sessanta dello scorso secolo lungo la ferrovia del cantiere, partendo da Ronchi Sud, sulla Cervignano-Trieste, facevano la spola non solo carri merci, ma anche carrozze di terza classe su cui viaggiava una parte degli operai provenienti dalla Bassa friulana. Segnali, lampade, pedali di comando risalgono però al massimo agli anni Sessanta dello scorso secolo, visto che fino a una quindicina d’anni fa il raccordo era in esercizio, utilizzato da Fincantieri per il trasporto di lamiere nello stabilimento di Panzano, e quindi rispondente alle specifiche tecniche richieste da Rfi.
Il raccordo ferroviario è invece coetaneo della ricostruzione successiva alla Prima guerra mondiale e alla nascita del quartiere operaio di Panzano. I primi terreni furono acquistati dal Cantiere navale triestino nel 1919 e altri nel 1924, mentre il tracciato fu completato alla fine degli anni Venti e il primo viaggio di un trasporto merci fu effettuato all’inizio degli anni Trenta, continuando però per l’appunto a essere utilizzato e quindi sottoposto ad adeguamenti nei decenni successivi.
Nel 2001 il flusso ferroviario è stato di circa 600 carri e una media di tre convogli alla settimana, ma dal 2011 finì per essere pressoché inutilizzato, venendo ceduto al Comune a inizio del 2017. Nonostante i segnali siano “âgé” e non storici, il bando del Comune per la cessione gratuita del materiale (con l’obbligo però di non rivenderlo e di usarlo per scopi culturali) ha attirato l’attenzione di molti appassionati.
«Abbiamo ricevuto 16 manifestazioni di interesse formali e moltissime telefonate – spiega il dirigente dell’Area tecnica, Enrico Englaro –. Si sono fatte avanti associazioni e altri Comuni». Come quello dei Teor, per l’arredo di un’area esterna. I materiali, comunque, sono abbondanti, anche se di casse di manovra da passaggio a livello, cioè le strutture cui sono agganciate le sbarre e che le movimentano, ce ne sono solo due. Le “campane” a disposizione sono in tutto 18 (ce ne sono una o due per ogni attraversamento stradale) e le lanterne di segnalazione sono addirittura 50, di tre tipologie diverse. Nell’elenco compaiono 10 segnali da passaggio a livello, lato treno e del modello L68, e 28 pedali di comando, oltre a vari relè ferroviari, tabelle distanziometriche (sempre lato treno) e cassette di giunzione. —
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