Greco scopre la velina-bavaglio «Cisint così svilisce il Consiglio»

Tutto è accaduto all’ultimo Consiglio comunale. Prima un foglietto spiegazzato e scordato, forse per distrazione o forse no, su un tavolino in fondo all’aula. Poi l’occhio incuriosito, abituato a cercare il pelo nell’uovo, che piomba sulla carta flessa in otto, la scorre e afferra il punto. Infine una mano che infila lesta il documento in tasca. Da lì a strappare il velo sui rapporti “feudatari” nella maggioranza è un attimo. E Omar Greco, politico di lungo corso, scuola Ds oggi Mdp-Art. 1, cresciuto a pane, comizi e feste dell’Unità, strappa con compiacimento. Il velo però, non la velina. Quella se la tiene stretta come prova.
È infatti una sorta di “decalogo” di comportamento da tenersi in vista dell’ultima massima assise, tutta interna al centrodestra, il foglietto ripiegato su cui Greco è riuscito a mettere occhi e mani. Una paginetta scarna dove si anticipa la scansione dei lavori in aula, si annunciano i relatori e dove, in ognuna delle tre mozioni depositate all’opposizione (ma solo una, quella del Cellottini, verrà discussa), si prescrive testuale: «Non sono previsti repliche e commenti, ok dichiarazione di voto dei capigruppo». Gli altri consiglieri zitti e mosca, relegati – secondo il pensiero del centrosinistra – a far la parte del soprammobile. Sulla mozione delle scuole dell’infanzia si aggiunge: «Solo (in maiuscolo e sottolineato nel foglio, ndr) eventuale replica del Sindaco». Mentre alla voce “interrogazioni e question time” indicato il tempo massimo: un’ora. Per Greco un ordine di scuderia messo nero su bianco.
Invece per il capogruppo della Lega Federico Razzini «solo un coordinamento per abbreviare i tempi in aula ed evitare di far scattare il secondo gettone». Cioè «niente più che una nota interna, frutto del raccordo che ci si dà verbalmente alla riunione di maggioranza», pur se «quella è la prima formulata per iscritto». E che, guarda un po’ la jella, è finita nelle grinfie dell’opposizione, che poi l’ha divulgata.
Greco giura e spergiura di aver trovato il foglio. Ma la vicenda viene a galla giorni dopo il Consiglio, lui è un ex amministratore che mantiene rapporti cordiali con diversi esponenti di centrodestra e, da signore, non si sbottonerebbe mai. È lecito, però, immaginare che dietro l’operazione ci possa essere una gola profonda, come nel Watergate. Qualcuno che, dagli scranni della maggioranza, si sarebbe stufato di una corsa a redini tirate e vorrebbe le briglie sul collo.
Il capogruppo del Misto venuto in possesso del “Verbale riunione di maggioranza 27 giugno 2019” (così è scritto in testa al foglio) non vuole «fare la verginella». «Ho abbastanza pelo sullo stomaco – dice – per sapere che in una maggioranza esistono sensibilità diverse e in punti particolarmente delicati si cerca di evitare figuracce in aula definendo alcuni passaggi». «Ma – arringa – non ci è mai successo di dare simili ordini scritti, imporre addirittura di non intervenire, ai consiglieri: lo trovo abbastanza imbarazzante per la loro dignità e poco rispettoso verso chi li ha votati». Per Greco non è mistero che «la signora comanda con il terrore». Intende Anna Cisint, il sindaco. E la velina tradirebbe «l’ossessione per il controllo». «Leggendo bene il documento – spiega – si capisce come il limite della dialettica sia abbondantemente superato. Il sindaco impone il silenzio dei consiglieri sui vari punti all’odg. Nella frasetta “non sono previsti repliche e commenti” ripetuta per tutte e tre le mozioni si concentra il tasso di incapacità a comprendere la democrazia e l’importanza del dialogo con le minoranze». «Veramente – conclude Greco – si vuole ridurre il Consiglio a questa roba qua?». –
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