Grillo: «Falso accusarci di flop in Fvg»

TRIESTE. Volete vedere fiamme scaturire tra la canuta e rivoluzionaria chioma di Beppe Grillo? Basta che gli diciate che alle regionali in Friuli Venezia Giulia il M5S ha fatto flop. La sua reazione è ovviamente affidata al web. Nel suo blog ieri Grillo ha infatti scritto: «Alle elezioni regionali di febbraio i 5 Stelle presero in Lombardia il 13%, in Molise il 16% e in Lazio 20%. In quella stessa data, però, e in quelle stesse regioni, il Movimento prese in Lombardia il 19%, in Molise e nel Lazio il 27%. L’identica cosa è successa in Friuli Venezia Giulia. Confrontare i dati elettorali delle regionali e delle politiche, e partire da qui per tentare di dimostrare un calo di consensi in atto verso il Movimento, equivale a produrre un evidente falso. Intanto il sondaggio di ieri di Emg/La7 dà il Movimento primo partito a livello nazionale al 29,1%, il pdl al 27,1% e il pdmenoelle al 20,3%». «Rispecchia la media dei risultati delle elezioni regionali»: così il capogruppo al Senato del M5S, Vito Crimi, al termine del colloquio con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, rispondendo a una domanda sulle regionali in Friuli Venezia Giulia. E Roberto Castiglion sindaco 5 stelle di Sarego (Vicenza) non manca di fare l’occhiolino alla Serracchiani. «Se non sbaglio poi - aggiunge - la candidata del Pd eletta in Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, appartiene a quella metà del Pd che preferiva Rodotà, quindi vicina alla nostra proposta». Il leader di Sel, Nichi Vendola indica invece la via friulana come quella che dovrebbe imboccare anche il Pd a Roma. «Il Partito democratico - spiega - deve guardare alle macerie e alla devastazione e mettersi in connessione nostro popolo. Non lavoriamo per interessi di bottega, ma per costruire un campo largo di centrosinistra, e come ha dimostrato il Friuli con volti giovani e credibili. Il progetto di “Italia bene comune”, dunque non è superato, nel Pd qualcuno l’ha subito, ma per noi sempre è vivo». Stesso spartito anche quello interpretato dal governatore della Sicilia Rosario Crocetta il quale è convinto che «la base sociale del Pd imporrà una svolta nella classe dirigente del partito». E lancia un messaggio chiaro al partito: «Prima la mia elezione in Sicilia e ora quella di Serracchiani in Friuli dimostrano che i cittadini e gli elettori premiano la radicalità e la correttezza delle impostazioni politiche». Crocetta nel pomeriggio ha partecipato alla direzione a Roma.
Sul versante leghista il successo della Serracchiani in Friuli Venezia Giulia potrebbe diventare un fastidioso neo nella continuità territoriale della macroregione. E non a caso il sindaco di Verona, Flavio Tosi si augura che la Serracchiani «si sappia smarcare dai vecchi meccanismi politici». Anche in ottica di quella macroregione in cantiere tra le Regioni settentrionali. «Anche in questo caso se sarà obiettiva e non farà prevalere l’ideologia non dovrebbero esserci effetti negativi. Le aree di Nordest - conclude Tosi - hanno problemi comuni che vanno superati oltre la logica dei partiti». Sempre secondo Tosi il successo della Serracchiani è stato deciso «da chi non ha votato». «Ha prevalso l’antipolitica - dice il sindaco di Verona - ha inciso in modo determinante la scarsa affluenza. Tondo ha pagato le colpe della politica nazionale, dalla inettitudine della politica romana che ha fatto disamorare i cittadini». Stessa lettura anche da parte di Giuseppe Scopelliti, presidente Pdl della Calabria, «in questo momenti di anti politica - dice - chi governa si trova penalizzato».
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