«Guardare avanti ma senza forzature»

«Credo che nessuno di noi obietti sul fatto che c’è la necessità di rivedere qualcosa nell’organizzazione della diocesi. Ma se questo qualcosa va fatto, ci vogliono anche buonsenso e niente forzature».
Il parroco di San Rocco (e tra i sacerdoti più conosciuti e apprezzati in città), monsignor Ruggero Dipiazza, vuole evitare qualsiasi forma polemica, nel commentare la linea tracciata dal vescovo Redaelli per la riorganizzazione delle parrocchie della diocesi. Ed essendo, di fatto, parte in causa, quasi si schermisce quando gli viene chiesto di esprimersi sulle sue possibili dimissioni. La sua, dunque, diventa una riflessione più ampia ed articolata.
«L’intenzione del vescovo, anche in vista del fatto che l’invecchiamento di molti di noi è destinato a portare in prospettiva dei vuoi, va capita, ed è comprensibile - dice don Ruggero -. Il problema, semmai, è come arrivarci. Si tende a pensare che arrivando ad una certa età, non riuscendo più a portare avanti nel modo ideale il loro lavoro, i sacerdoti giungano ad un avvicendamento fisiologico. Secondo il vescovo invece questo processo va in qualche modo accelerato, manca il tempo per il passaggio graduale: ecco in questo caso il rischio è di incappare in forme di mortificazione di storie che non sono necessariamente perfette, ma che hanno a che fare con il rapporto con le persone, con una forte componente umana».
Ecco perché non è difficile immaginare che la comunità dei fedeli (e non solo quella di San Rocco, non soltanto nel caso di don Ruggero ma anche ad esempio in quelli di don Diego a Sant’Anna e don Sergio al Sacro Cuore) fatichi a comprendere l’eventuale accantonamento dei parroci storici.
«Lo ribadisco con chiarezza, lungi da me fare polemica, la mia è solo una riflessione personale - spiega don Ruggero Dipiazza -. In un caso come questo credo sia importante evitare forzature, interventi traumatici che potrebbero lasciare dietro di sé delle rovine». In ogni caso pare che il disegno del vescovo non prevedrebbe un ritiro da ogni funzione dei parroci ultra 75enni, che continuerebbero ad operare nelle loro parrocchie ma con la sovrintendenza di un nuovo unico parroco per le comunità accorpate. Un parroco che, magari, possa incarnare appunto quell’idea di modernità e di cambiamento (e non solo per un mero fattore anagrafico) che nelle intenzioni della Curia possa interpretare il cambiamento dei tempi, e gli strumenti di oggi per dialogare con i fedeli.
Fedeli che, però, a San Rocco (e non solo) non vorrebbero veder fare un passo indietro alle loro guide. La comunità sanroccara lo scorso autunno si è stretta appunto attorno a don Ruggero in occasione dei 50 anni dall’inizio del suo servizio sacerdotale nel borgo, confermando di vedere nel parroco oggi più che mai un simbolo, un punto di riferimento importante. Una bandiera che non è ancora tempo di ammainare.
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