Guerra del Terrano, sos croato a Roma

Zagabria si appresta a presentare ricorso contro il monopolio sloveno del marchio appellandosi anche al governo italiano

POLA. La guerra del Terrano non si ferma. Dopo che il ministro dell’Agricoltura sloveno Dejan Zidan ha risposto all’omologo croato, spiegando che non intende scendere a compromessi sulla denominazione del terrano di cui Lubiana si è appropriata, Zagabria sembra intenzionata a ricorrere agli strumenti legali a tutela del marchio. Presentando ricorso e, contemporaneamente, chiedendo aiuto all’Italia non ancora entrata nel contenzioso. Tuttavia Zagabria spera ancora in un ripensamento dell’ultimo minuto da parte slovena e si appella ai principi della collaborazione tra gli stati dell’Unione Europea.

Bisogna però fare presto poiché, rimanendo così le cose, a partire dal prossimo primo luglio il Terrano istriano non potrà essere venduto con questo marchio neanche in Croazia. Ricordiamo che all’atto di entrare nell’Ue la Slovenia si era affrettata a ottenere per il suo Terrano il marchio Igp (Indicazione geografica protetta) e nell’occasione Zagabria non aveva avanzato alcuna obiezione.

Il noto enologo italiano Bruno Augusto Pinat, però, non condivide questa interpretazione e si schiera apertamente dalla parte croata. In un’intervista al quotidiano zagabrese dice che la Slovenia non può arrogarsi il diritto all’esclusiva del nome Terrano. I nomi dei vini, spiega, vengono tutelati solo in base alla loro provenienza geografica, e in Slovenia non esiste una regione che si chiami Terrano. E fa l’esempio dello Champagne il cui nome compete unicamente allo spumante prodotto nell’omonima regione francese.

Secondo Pinat i produttori sloveni possono tutelare unicamente il Terrano sloveno, senza impedire che la Croazia faccia la stessa cosa con il Terrano istriano. Si tratta di un vino molto diffuso in Europa, aggiunge l’enologo, per cui ogni paese può tutelarlo abbinandovi la provenienza geografica. Il Terrano si produce anche in Italia, sul Carso triestino, per lo più nelle cantine dei viticoltori appartenenti alla minoranza slovena.

Il Terrano italiano però sembra non dare fastidio alla Slovenia, probabilmente perché nell’eventuale guerra contro Roma si troverebbe di fronte un nemico molto più consistente, o forse anche per non danneggiare la minoranza slovena. Secondo la stampa croata, l’alleanza tra Roma e Zagabria darebbe maggiore forza agli sforzi croati di salvare il diritto alla denominazione del terrano.

Nel caso la Slovenia avesse partita vinta, per la Croazia si prospetta un danno commerciale annuo di oltre tre milioni di euro. A tanto ammonta il giro d’affari. Il Terrano in Istria si coltiva su 400 ettari con la produzione pari a 4-500.000 bottiglie di cui al massimo 15.000 finiscono sul mercato estero. (p.r.)

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