Guerra di cifre sindacato-giunta sui risparmi da smart working

La Uil reclama un tesoretto di oltre 4 milioni tra minori costi per il personale l lavoro da casa e premi non erogati Ma la giunta contesta i numeri
Lasorte Trieste 08/01/17 - Piazza Unità, Municipio
Lasorte Trieste 08/01/17 - Piazza Unità, Municipio

La Uil Funzione pubblica va all’attacco dell’amministrazione municipale. Lo fa reclamando premi di produttività e incentivi vari, risalenti agli ultimi anni e a quanto pare non ancora versati ai quasi 2.500 dipendenti comunali, per un totale di circa 2 milioni 850.000 euro.

Il sindacato accusa inoltre il Comune di aver accantonato un “tesoretto” da quasi un milione e mezzo di euro, per effetto dell’emergenza Covid: si tratterebbe di costi che sono venuti meno a causa di smart working, indennità e buoni pasto non versati. E così via. Il totale dei «risparmi sul personale non dirigente»? Ammonterebbe dunque a 4 milioni 329.000 euro, tra conseguenze dell’emergenza sanitaria e questioni pregresse.

Da parte dell’assessore al Personale, Michele Lobianco, è tuttavia no comment. Nel frattempo il vicesindaco e assessore al Bilancio, Paolo Polidori, pur sottolineando come la questione sia interna all’area Risorse umane, mette in dubbio l’obiettività del calcolo del sindacato.

«Anche nel mese di agosto non è stata erogata la produttività per il 2019, come pure la valutazione e gli obiettivi speciali», afferma Maurizio Petronio della Uil Fp: «Trattasi di incentivi per circa 1 milione 600.000 euro complessivi, in attesa di esser percepiti dai circa 2.464 dipendenti».

A queste cifre, secondo Petronio, si sommano i «risparmi dovuti allo smart working o esenzione dal lavoro, nel periodo compreso tra marzo e agosto, per un totale di circa 1 milione 479.000 euro. Trattasi di soldi dei lavoratori che l'Ente ha incamerato».

Andando a vedere nel dettaglio, le voci prese in considerazione dalla sigla confederale sono appunto i buoni pasto non erogati (100.000 euro al mese), ad esempio; gli straordinari (81.578 euro mensili); le indennità di turno (55.458 euro mensili), di disagio nidi (28.166 euro mensili) e di rischio (18.500 euro mensili). Eccetera.

A ciò si aggiungerebbero inoltre «gli incentivi sulle opere pubbliche – continua Petronio – e sugli appalti di servizio, dovuti per le annualità precedenti il 2020. Sono previsti dal decreto legislativo 50/2016 e ammontano a circa 1 milione 250.000 euro».

Il totale delle somme citate è appunto di 4 milioni 329.000: «Di questi, produttività e gli incentivi, ovvero 2 milioni 850.000 euro, sono pienamente esigibili – conclude il sindacalista –. Saremmo lieti di avere le cifre ufficiali e ancor di più di scoprire che abbiamo sbagliato i conti».

Contattato per una replica, Lobianco fa appunto sapere che non commenta. Così invece Polidori, intervenendo nello specifico sui presunti “risparmi Covid”: «La verità è un po’ più complessa. Abbiamo speso un sacco di soldi durante l’emergenza, ad esempio per il personale aggiuntivo di ricreatori e centri estivi». Come a dire che l’effettivo risparmio sarebbe tutto da verificare. —



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