«Hanno abusato di me». Oggi il 15enne si difende
LA 16ENNE VIOLENTATA. Dal giudice uno dei due minorenni arrestati
L’appuntamento è fissato questa mattina alle 9.30 al Tribunale del Riesame del Tribunale per i minorenni di Trieste. A comparire davanti ai giudici sarà uno dei due giovani goriziani fermati una settimana fa sotto l’accusa di violenza sessuale di gruppo e divulgazione di materiale pedopornografico. È assistito dall’avvocato Paolo Bevilacqua. Vittima, una ragazza sedicenne residente nel Monfalconese della quale i due avrebbero abusato, riprendendo tutto con il telefonino. Il ragazzo, sedici anni ancora da compiere, è stato accolto la settimana scorsa in una comunità rieducativa con sede all’Aquila. Il giovane martedì era stato accompagnato dagli educatori della comunità in treno a Trieste per l’interrogatorio davanti al Giudice per le indagini preliminari. In vista dell’udienza di oggi, il difensore aveva chiesto che il giovane potesse essere accolto per quarantott’ore in una struttura della regione, ma il giudice non ha accolto tale richiesta.
Dunque, ritorno in treno a L’Aquila e quindi, praticamente subito dopo, nuova partenza, per poter essere questa mattina a Trieste. Davanti ai giudici, l’avvocato chiederà che il suo assistito possa far ritorno a casa e ribadirà la tesi già esposta nel corso dell’interrogatorio davanti al gip. Cioè che la ragazza era consenziente, che non c’è stata alcuna forma di violenza nei suoi confronti. A incastrare i quindicenni, però, le parole della ragazza stessa: «Ho dovuto subire quei rapporti sessuali contro la mia volontà» ha dichiarato ai poliziotti specializzati in reati sessuali che da Gorizia si erano recati a Monfalcone a raccogliere la sua denuncia. Ma al centro dell’attenzione ci saranno anche i tempi di maturazione della vicenda, la decisione dei giudici di trasferire i due ragazzi in comunità d’accoglienza, decisione presa mercoledì scorso 9 maggio, a quasi quattro mesi dall’episodio incrimanato che risale al 13 gennaio scorso. Come mai è trascorso appunto tanto tempo dal momento della denuncia a quello dell’applicazione della misura cautelare? Tempi tecnici legati al complesso iter burocratico, fanno sapere le fonti investigative. In realtà, però, la Polizia già poche ore dopo la denuncia aveva dato un nome e un cognome ai due minorenni goriziani accusati del fatto. L’incontro e le violenze erano avvenuti il sabato sera. La domenica la ragazza si era recata al pronto soccorso di Monfalcone chiedendo la somministrazione della pillola e quindi denunciando il fatto.
Il lunedì pomeriggio la polizia si presentava nelle abitazioni dei due ragazzi per svolgere le perquisizioni e sequestrare i telefonini con i quali erano state riprese le violenze di quella sera. Telefonini che erano stati esibiti la sera precedente tra gli amici al bar, «trofeo» della serata trascorsa con la ragazza. In quella stessa settimana uno dei ragazzi - quello oggi in comunità all’Aquila -, tramite l’avvocato, aveva chiesto agli inquirenti di essere ascoltato per spiegare la propria versione dei fatti, interrogatorio che era poi avvenuto solo a fine febbraio. A maggio, il provvedimento restrittivo. Di fronte dunque due versioni dei medesimi fatti. Secondo la ragazza, dopo l’incontro al bar con uno dei ragazzi, verso il quale provava simpatia, e la decisione di andare a casa sua approfittando dell’assenza dei genitori, era poi arrivato anche un amico del ragazzo e la situazione era poi degenerata in una serata di sesso, con tanto di riprese con il telefonino, contro la sua volontà, costretta sotto la pressione di minacce. Secondo i due quindicenni, invece, nei rapporti sessuali non ci sarebbe stata alcuna violenza, essendo stata la ragazza consenziente. Ai giudici ora il compito di stabilire di racconta la verità in una vicenda, comunque la si guardi, davvero molto triste.
Argomenti:abusi sessuali
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