I baristi: «No alla chiusura anticipata dei locali»

«Chiudere alle 24 o all’una? Non siamo d’accordo. Non è giusto che a causa di un gruppo di persone maleducate debbano pagare tutti. E poi: chi ci dice che, chiudendo i bar prima, cessano anche gli schiamazzi notturni? Non lamentiamoci poi se i giovani goriziani devono salire in auto e fare chilometri, rischiando incidenti stradali».


È bastato soltanto far «aleggiare» la possibilità di far chiudere i bar all’una o, secondo una tesi più restrittiva, a mezzanotte per assistere alla ferma, immediata e assolutamente spontanea reazione degli esercenti. La bozza di ordinanza sindacale approntata dall’assessore comunale alla Polizia municipale (i cui contenuti sono stati anticipati ieri dal nostro giornale) fa discutere. Ieri mattina non si parlava d’altro. Chi a difendere le esigenze di divertimento, chi a tutelare l’altrettanto sacrosanto diritto di dormire in santa pace. Gli esercenti sono - però - compatti e respingono l’ipotesi di una chiusura anticipata.


«Fosse per me, chiuderei il centro e per tutta l’estate organizzerei concerti, altro che ordinanze restrittive - sottolinea Rossella Makuc -. I giovani sono il futuro di Gorizia e non possiamo trasformare la città in un immenso dormitorio. Si tratta soltanto di tre mesi all’anno: non vedo tutta questa immensa confusione da giustificare la nascita di nuovi comitati».


Perfettamente concorde Elisa Cocianni. Il bar in cui lavora - spiega - chiude alle 3 ma alle 11.30 il volume della musica viene abbassato. «Farci chiudere prima non è una soluzione perché i giovani salgono in auto e raggiungono località molto distanti da Gorizia con ovvi rischi di incidenti e quant’altro». Greta Sossol cita gli esempi di molte città italiane ed estere in cui questo problema è stato superato. Come? «Con la comprensione. Le città - argomenta - hanno bisogno di vita e i residenti si sono fatti una ragione e sopportano le eventuali intemperanze per il breve periodo estivo. Da queste parti, invece, ci sono continui problemi. Non so dove andremo finire». È un plebiscito.


È anche chiaro che dagli esercenti non ci si può attendere altro. Ma che siano d’accordo anche gestori di locali che chiudono alle 22 o ancor prima, è una sorpresa. «Sì, noi non facciamo le ore piccole, quindi non siamo interessate direttamente a quest’eventuale provvedimento, però riteniamo ugualmente improponibile una simile ordinanza - spiega Sibilla Makuc -. È come se sbattessimo fuori dalla città i giovani». Gli esercenti non ci stanno a recitare la parte dei capri espiatori: già nei giorni scorsi era intervenuto il capogruppo Ascom della categoria Gianfranco Zotter che si era chiesto, provocatoriamente, se i titolari dei negozi dovessero trasformarsi in educatori. «Mi pare che tutto nasca da un immenso equivoco.


La responsabilità degli schiamazzi - sottolinea Paola Manias - non è degli esercenti. Perché devo pagare io, che sono una persona educata, per la maleducazione e la straffottenza di qualcuno?» Giampaolo Bisio attende di capire quali saranno le prossime azioni dell’Ascom. E ricorda che Gorizia è una città turistica e, di fronte a un’ordinanza restrittiva del sindaco, si può sempre fare ricorso al tribunale amministrativo regionale (Tar). Fa eco Emanuele Traini. «Dobbiamo deciderci: se questa è una città turistica, allora deve essere applicata la normativa alla lettera. Altrimenti, consiglio all’amministrazione comunale di cancellare tale status.


Non lamentiamoci poi se gli studenti universitari scelgono altre città». Alessia Kocina è contraria a quello che definisce una sorta di «coprifuoco». «Facciamo prima a sostituire la tabella Gorizia con dormitorio, invece di fare ordinanze. Capisco le esigenze dei residenti ma non possono pagare gli esercenti. Ci sono anche posti di lavoro in ballo». Conclude Jessica Zanoletti: «Gorizia è già morta d’inverno, non vorrei che diventasse grigia anche d’estate». L’interrogativo resta aperto: come si può far convivere chi rivendica il diritto di dormire in santa pace e coloro che, invece, vogliono divertirsi?

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