I bunker della Guerra fredda sul monte Škofnik diventano risorsa turistica

SAVOGNA D’ISONZO. Si tratta di una fortificazione che venne costruita durante la Guerra fredda. L’obiettivo? Impedire un eventuale controllo della cima del San Michele e l’infiltrazione di unità...
Di Francesco Fain
Bumbaca Gorizia 23.03.2015 Bunker Guerra Fredda San Michele Fotografia di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 23.03.2015 Bunker Guerra Fredda San Michele Fotografia di Pierluigi Bumbaca

SAVOGNA D’ISONZO. Si tratta di una fortificazione che venne costruita durante la Guerra fredda. L’obiettivo? Impedire un eventuale controllo della cima del San Michele e l’infiltrazione di unità nemiche in direzione di Polazzo e Sagrado. Si trova sulla sommità del monte Škofnik, nelle vicinanze dell’abitato di Cotici, nel territorio comunale di Savogna d’Isonzo.

La Provincia ha concesso in uso, per scopi storico-didattici-culturali, per un periodo di sei anni, all’Associazione Fanti d'Arresto, due “bunker” usati durante la Guerra fredda, proprio dalla Fanteria d’Arresto. La presentazione delle due strutture, site sulla cima dominante l’abitato di Cotici Superiore, avrà luogo oggi alle 11. La cerimonia sarà preceduta, alle 10 alla trattoria “da Devetak”, a Cotici Superiore, da una breve presentazione sulla Fanteria d’arresto tenuta dal presidente dell’Anfa, generale Pietro Maccagnano. Poi si raggiungeranno le postazioni a piedi, con partenza dal camposanto di Cotici alle 10.45. Dal punto di vista tecnico, le cupole corazzate della struttura rappresentano l’eccellenza progettuale e costruttiva italiana degli anni Sessanta, nonché una testimonianza storica della Guerra fredda. La fortificazione fu originariamente assegnata al 53° Reggimento Fanteria d’arresto “Umbria”.

«Nessun civile era mai entrato in queste strutture. Da oggi, invece, sarà finalmente possibile. Questa è un’opera che, come tante simili e sparse sul nostro territorio, risale agli anni ’60 - spiega il presidente della Provincia, Enrico Gherghetta - ma in stato di abbandono da più di vent’anni. Con l’accordo tra la Provincia e il Demanio e con la preziosa collaborazione del Comitato della Fanteria d’arresto, siamo riusciti a salvaguardare e conservare questi manufatti che hanno contribuito a scrivere la storia d’Italia, rendendoli accessibili ai nostri cittadini, ma anche ai tanti turisti che verranno a visitare l’Isontino».

Le postazioni fortificate situate in ambiente carsico, grazie all’accurato mascheramento originario, nonché al naturale apporto della flora nel corso degli anni, si sono ottimamente integrate nel paesaggio rendendo la loro presenza curiosa documentazione del passaggio dell’uomo, condividendo gli stessi luoghi assieme agli innumerevoli manufatti del conflitto della Prima guerra mondiali. Il recupero delle postazioni potrebbe dunque arricchire il circostante parco tematico della Grande guerra.

Nel caso specifico, la fortificazione è costituita da un Posto comando osservazione (Pco) e da cinque postazioni M (mitragliatrice) in cupola corazzata a quattro feritoie. Completano lo sbarramento ricoveri sotterranei per le squadre di difesa vicina e postazioni per mortai.

Il Pco ospita anche l’osservatorio d’artiglieria con annesso bunker comando. L’opera disponeva di una casermetta di presidio per il personale di guardia, oggi utilizzata dalla locale Protezione civile.

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