I gesuiti in città: «Bergoglio, Chiesa alla svolta»

Emozione nella Compagnia di Gesù di Trieste: «È quello di cui c’è bisogno oggi, un Papa che scende dal trono»
FOTO BRUNI TRIESTE 10 04 09 CHIESA VIA DEL RONCO
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Un momento storico di grande cambiamento per l’intera Chiesa cattolica. Un momento che viene vissuto con stupore, meraviglia e gratitudine al Signore.

Si può riassumere in questi concetti lo stato d’animo dei gesuiti di Trieste dopo l’elezione di Papa Francesco, la cui investitura ufficiale, al ministero Petrino, è avvenuta lo scorso mese davanti a re, capi di Stato, leader religiosi e ad una folla di fedeli riuniti in piazza San Pietro. Il cardinale argentino Jorge Mario Bergoglio è il Vescovo di Roma numero 266, ma soprattutto è il primo Papa gesuita della storia.

Non solo: da due secoli non saliva al soglio di Pietro un Pontefice appartenente ad un ordine religioso. «Siamo stati tutti sorpresi dall’elezione del cardinale Bergoglio, il cui nome alla vigilia non veniva nemmeno preso in considerazione - spiega Padre Roberto, parroco del Sacro Cuore e padre superiore della Compagnia di Gesù di Trieste -. Lo conosco solo indirettamente, ma avevo sentito parlare di lui e della capacità con cui era riuscito a condurre la “provincia” argentina, ovvero con grande cura e attenzione, al servizio dei poveri e dunque del Signore, in grande sintonia con il popolo».

Un modo di porsi nei confronti delle persone, nel nome della semplicità e della spontaneità, che Jorge Mario Bergoglio ha già ripreso nei suoi primi gesti da nuovo Pontefice.

«Papa Francesco incarna perfettamente proprio quello che è lo spirito fondamentale della Compagnia di Gesù - continua Padre Roberto -. La sua capacità di incontrare la gente, la sua cordialità, il suo modo di essere in piena sintonia con le persone più semplici, sono davvero speciali. In sostanza si tratta di un approccio diverso da parte della Chiesa cattolica ed è quello di cui abbiamo un forte bisogno oggi: di un Papa cioè che cammini al nostro fianco, che scenda dal trono e che ci trasmetta fiducia, stima e fraternità. Non a caso, rivolgendosi ai Vescovi, Papa Francesco ha usato tre verbi: camminare, costruire e confessare. Camminare insieme alle persone, costruire la famiglia di Dio, e riconoscere che è il Signore che guida il nostro popolo».

Secondo le “anime triestine” dei gesuiti - il cui punto di riferimento in città è incarnato dalla Parrocchia del Sacro Cuore di Gesù di via del Ronco, cui qui si aggiungono le attività del Centro Culturale “Veritas” e del Centro di aggregazione giovanile di “Villa Ara” - non è un caso che il nuovo Papa arrivi per la prima volta da un Paese così lontano come l’Argentina e che il nome scelto sia stato quello di Francesco.

«Il Pontefice arriva dalla fine del mondo, come lui stesso ha affermato, e da lontano le cose si vedono in modo diverso - afferma Padre Roberto -. Adesso l’Europa non è più il centro del mondo e di questo bisogna prenderne atto. Bergoglio è una persona il cui ruolo non ha mai modificato la sua ricchezza umana e spirituale: lui è semplicemente fatto così, un gesuita, un povero tra i poveri e proprio per questo ha deciso di chiamarsi Francesco, nel segno dell’evangelizzazione al servizio della Chiesa». Concetti ripresi anche da Padre Silvio Alaimo, cappellano delle carceri, a testimonianza di un’altra delle attività, questa volta a fianco del disagio, nella quale sono impegnati i padri gesuiti di Trieste.

«Viviamo questo momento con grande gioia ma allo stesso tempo con grande responsabilità - precisa Padre Silvio -. Da Papa Francesco ci aspettiamo per questo una continuità nel percorso ecumenico portato avanti dagli ultimi grandi Pontefici, unito alla sua personalità fortemente innovativa. La filosofia gesuita è quella di mettere al centro la persona e trasmettere l’amore attraverso gesti e azioni del quotidiano. Papa Francesco sta facendo proprio questo e non a caso ha posto l’accento sui termini della bontà, della tenerezza e dell’affetto: la Chiesa dunque che si mette al servizio dei poveri, dei più deboli e delle persone in difficoltà».

Pierpaolo Pitich

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