I patriarchi di Aquileia amministravano il corso del Torre

Il primo documento che attesta l’utilizzo degli scavi idraulici risale al 4 maggio 1171 e riguarda Cussignacco e Pradamano 
A.b.

la storia

La Roggia di Udine è una delle tre che si formano dal torrente Torre, appena uscito dalla sua valle prealpina. Per secoli ha recato beneficio alle campagne a nord della città, di natura prive di acque superficiali. Con la loro viva corrente hanno mosso mulini e altre macchine da ruota generando le prime attività industriali. C’è un documento che per primo segnala l’esistenza delle rogge e ne attesta la quasi millenaria esistenza: si deve a Vordorico II dei conti Treffen di Carinzia, che fu Patriarca di Aquileia dal 1161 al 1182. Il documento è datato 4 maggio 1171 e riguarda la concessione a Cussignacco e Pradamano dell’uso delle acque della roggia. Significa che le rogge esistevano già ed erano un importante elemento dell’amministrazione del territorio. La Roggia di Udine, qualche chilometro dopo aver preso vita, si divide dando origine a una seconda roggia, detta “di Palma”, che passa per Cussignacco e si dirige verso Palmanova. La terza roggia che si diparte sulla sponda sinistra del Torre è detta Cividina perché si dirige verso le campagne di Cividale.

Il tranquillo fluire dell’acqua non lascia trasparire le dispute che nei secoli furono legate alla gestione e al dominio delle rogge. Vi furono implicati i patriarchi di Aquileia, la famiglia feudale dei Savorgnan, la Repubblica Veneta, i comuni e i consorzi nonché i proprietari dei mulini. Anatre e gallinelle d’acqua sembrano oggi portare pace e armonia. Lunghe file di salici e bassi cascinali accompagnano il cammino, mentre, sullo sfondo, l’imponente muraglia dei monti dei Musi, spesso innevata già in autunno, indica il lontano luogo della sorgente del Torre, apportatore di queste benefiche acque.

Strada facendo, quello che sembra un semplice canaletto nasconde in realtà un’infinità di opere idrauliche: dalle roste ai salti, dai guadi ai lavatoi, dalle prese ai partitori, dai piccoli casali di controllo ai “comodon”, ovvero le anse a gomito dove le acque battevano con forza creando piccoli specchi lacustri. Le rogge disegnano un contesto ambientale di pregio con la loro vegetazione, il tortuoso andamento, l’allineamento dei borghi. Molti manufatti sono in abbandono, alcuni sono stati recuperati e anche se non rivestono più una vera funzione, rimangono simboli della civiltà contadina da proteggere e conservare.

(Foto di Dania Cleri)







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