I POTERI EGOISTI
C'è un durissimo scontro fra politici, magistrati e giornalisti. Prodi, Mastella, Santoro, Floris, Di Pietro, il giudice di Milano Clementina Forleo, il giudice di Catanzaro De Magistris, durante le trasmissioni ”Ballarò” e ”Annozero” o nei commenti successivi, si scambiano accuse di reciproche sopraffazioni.
Perché chi legge possa capire, cerchiamo di indicare i confini dentro i quali sta la questione: dico «cerchiamo» perché i confini non sono precisi, in guerra si usano anche i fumogeni, e se c'è qualcosa che non vediamo bene, ce ne scusiamo. Ha cominciato Floris a ”Ballarò”, con un interrogatorio a Mastella che Mastella ha cercato invano di soffocare sul nascere. Lei è ministro della Giustizia, chiedeva in sostanza Floris, sua moglie è presidente di regione, suo figlio è consulente di un ministero, non c'è qui un caso di nepotismo, un uso clientelare della politica, cosa c'è?
Mastella ha urlato che era un'imboscata: voleva dire, suppongo, che nella scaletta inviatagli per chiamarlo in trasmissione, quelle domande non c'erano. Peggio ancora ha fatto Santoro (peggio, dico, dal punto di vista del ministro): ha fatto parlare i giudici contro i quali i politici attualmente al potere hanno uno scontro aperto. Come sapete, Clementina Forleo chiede d'interrogare Fassino, e lo ottiene. Ma chiede anche D'Alema, e qui si fa più dura. Il giudice di Catanzaro Luigi De Magistris indaga sugli amministratori che usano un cospicuo finanziamento concesso dall'Europa alla Regione Calabria, e scopre dei contatti (io spero e credo casuali) tra quegli amministratori e l'attuale presidente del Consiglio e l'attuale ministro della Giustizia.
In reazione (reazione è un sospetto dei giudici) Mastella chiede al Csm la rimozione di quel magistrato. Una rimozione disposta dal Consiglio Superiore della Magistratura, cioè da un organismo giudiziario, sarebbe un atto interno, ma a chiederla pubblicamente, in tv, è il ministro della Giustizia, cioè un organismo politico. In una democrazia basata sull'autonomia dei poteri è un vulnus mortale. Altrettanto autonoma dovrebb'essere l'informazione: Floris e Santoro devono poter chiedere a un ministro in carica quello che ritengono utile al pubblico, cioè a noi, non quello che ritengono utile al ministro. Se questo fanno, i giornalisti vanno premiati. Invece il ministro della Giustizia ne chiede la testa, il presidente del Consiglio è d'accordo, e il presidente designato del nascente Partito Democratico non è in disaccordo.
Deve saltare la testa di Santoro, oppure salteranno le teste degli amministratori Rai. In questa mischia furibonda, dov'è difficile distinguere le mosse, si buttano alcuni magistrati: il magistrato di Catanzaro fa capire di essere isolato dai colleghi, perché i colleghi sentono sul collo il fiato del governo che li controlla, e il (la) giudice di Milano dice che «nel Sud c'è un don Rodrigo, che manda i suoi bravi a spaventare quelli che potrebbero ribellarsi». Chi è questo don Rodrigo del Sud? Massimo D'Alema? Ma è stato condannato? E se non è stato condannato, come può un magistrato definirlo, coram populo, un padrone di sgherri, che vuol dire decapitarlo come uomo politico? È uno scontro che non fa bene a nessuno. Sono tutti fuori-posto. La televisione fa il proprio interesse, non quello dell'informazione: ”Annozero” è stata una trasmissione eccitante, se ne parlerà per settimane, ma pochi han capito qualcosa.
La politica scavalca i propri limiti per estendere il proprio potere: vorrebbe arrivare a render conto a se stessa, non al popolo. La giustizia vuol diventare mediatica, perché una punizione in tv è più potente di una condanna in tribunale. E allora, scusate la domanda: se questo governo vuole cacciare Santoro e Floris, che differenza c'è tra questo governo di sinistra e il precedente governo di destra? Mastella attacca Santoro, Prodi attacca Santoro, Veltroni attacca Santoro: un giornale ieri concludeva: «Aridatece Berlusconi».
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