I ragazzi negano ma restano agli arresti
Frequentavano le serali in città. Confermata l’esistenza dei filmati ripresi con i cellulari e la divulgazione tra amici delle immagini
Hanno respinto le accuse i due ragazzi goriziani accusati di aver violentato una coetanea. Ascoltati ieri dal giudice del Tribunale dei minori di Trieste in quello che viene definito l’interrogatorio di garanzia, i due giovani - entrambi sono della classe 1991, ma uno ha già compiuto 16 anni -, assistiti dagli avvocati Paolo Bevilacqua e Dario Obizzi, hanno voluto rispondere alle domande del magistrato. Non hanno negato i rapporti sessuali avvenuti in quella sera del 13 gennaio scorso, ma hanno dichiarato che la giovane era consenziente. Anzi, uno dei due avrebbe anche sostenuto che l’iniziativa era partita proprio dalla ragazza.
Il quadro emerso dall’interrogatorio in linea con quanto i ragazzi hanno sostenuto negli interrogatori avvenuti già nei primi giorni delle indagini, non coincide però con la denuncia che la ragazza, una sedicenne che abita nel Monfalconese, ha presentato alla Questura. La giovane sostiene infatti di aver dovuto sottostare ai giochi erotici sotto la minaccia verbale dei due ragazzi.
E poi ci sono i filmati ripresi dai telefonini. Poche immagini ma inequivocabili, che non vengono cancellate una volta effettuate. Anzi, uno dei due nei giorni seguenti le mostra, senza celare un pizzico d’orgoglio, anche ad alcuni compagni di scuola della ragazza e a degli amici. Ora quelle immagini fanno parte del dossier d’accusa nei confronti dei due goriziani, che si trovano ospiti di due comunità terapeutiche. Uno si trova a L’Aquila, l’altro a Thiene, dove tra l’altro già risiedeva da poco più di un mese sempre su disposizione del Tribunale dei minori. Ci dovranno rimanere per tre mesi come disposto dal gip del tribunale dei minori di Trieste.
Una provvedimento restrittivo molto più tenue rispetto alla detenzione in carcere. I due ragazzi potranno ricevere la visita di familiari e parenti, senza limitazioni, ma anche partecipare alle attività organizzate dalla comunità all’esterno della strutture e che abbiano una loro valenza educativa e sociale. Secondo le volontà del tribunale dei minori, il provvedimento vuole avere infatti un carattere educativo e non punitivo. Difronte alla gravità del fatto, i giudici dare loro la possibilità di recuperare ed inserirsi nuovamente nella società in cui hanno vissuto fino all’altro giorno. Entrambi frequentavano scuole serali e uno di loro di giorno lavorava.
La vicenda incriminata accade il 13 gennaio. È un sabato. I tre protagonisti si ritrovano in un bar del centro di Gorizia, poi si recano a casa di uno dei ragazzi, dove avviene, secondo l’accusa, la violenza sessuale. Il tutto non dura molto, meno di un’ora, dopo di che i tre si dividono e ognuno termina la serata assieme ad altri amici. Sarebbe stata un’avventura come tante ne capitano, anche nel mondo adolescenziale, se la ragazza il giorno dopo non si fosse recata all’ospedale di Monfalcone per chiedere la pillola anticoncenzionale. Al medico, che per la giovane età chiede che venga accompagnata da un parente, la ragazza dichiara di essere stata violentata. Scattano le indagini. La polizia ascolta i protagonisti, interroga amici e compagni di scuola dei tre ragazzi. Saltano fuori le immagini dei telefonini. La Questura riesce a produrre un dossier, in base al quale la Procura della Repubblica dei minorenni di Trieste chiede, ed ottiene dal gip, il provvedimento restrittivo nei confronti dei due ragazzi goriziani.
Argomenti:abusi sessuali
Riproduzione riservata © Il Piccolo
Leggi anche
Video








