I residenti di Bosc di Sot: no al lago nella cava

Infuocata assemblea a Palazzo Torriani. C’è chi teme anche che la Regione autorizzi una discarica
Bumbaca Gorizia Cormons fornaci
Bumbaca Gorizia Cormons fornaci

CORMONS. «Chi ci assicura che un giorno la cava ex Fornaci non si trasformi in uno stagno ricettacolo di zanzare o peggio ancora che la Regione non ne dia l'ok per la realizzazione di una discarica?». È una delle domande poste dai residenti di Bosc di Sot all'assemblea pubblica svoltasi a Palazzo Locatelli alla presenza del sindaco Luciano Patat, degli assessore ai Lavori pubblici Paolo Nardin e all'Ambiente Lucia Toros. La questione del futuro del rione ha causato non pochi momenti di tensione tra i cittadini, che si sono definiti «molto preoccupati dopo anni di incertezze e promesse non mantenute», e l'amministrazione comunale, che ha provato a rassicurare gli abitanti della località trovando però molte resistenze.

L'incontro si è aperto con la relazione sullo stato dell'arte da parte del sindaco e dell'assessore Nardin. È stata conferma la proroga fino al 2019 concessa dalla regione per lo scavo dell’argilla, mentre il Comune ha sottOscritto una nuova fidejussione che permette di vedere riconosciuto il dirtito da parte dell’amministarzione comunale di vedere l’area compeltamente riqualficata secondo il programma. In questo programma è previsto tra l’altro un laghetto su un’area di 15 ettari.

Ma i residenti di Bosc di Sot non sonio rimqasti soddisfatti sdella rassicurazioni. «Diversi anni fa - ha protestato un cittadino - erano state fatte precise rassicurazioni sulle tempistiche di utilizzo dell'area: la motivazione che ci aveva convinti a non mettere i bastoni fra le ruote al progetto era il fatto che nel sito lavoravano una dozzina di operai, i quali avrebbero rischiato il posto se le Fornaci non avessero continuato a lavorare. Oggi ci ritroviamo cornuti e mazziati: alcuni lavoratori sono stati riassorbiti nell'azienda di Manzano, ma altri hanno perso ugualmente il lavoro e noi ci ritroviamo con un buco che non si sa se e quando sarà riempito. Come facciamo a credere alle promesse?».

Le domande si sono fatte più incalzanti. «Dal progetto emerge che quel buco, una volta terminati i lavori, diventerà un lago - ha sottolineato un abitante - ma sarà uno specchio chiuso, senza deflusso, e dunque l'acqua sarà stagnante: dovremo chiamarlo dunque stagno e prepararci a un'invasione di zanzare con ipotizzabile peggioramento della qualità della nostra vita? E chi ci assicura che un giorno in quell'area la Regione invece di realizzare il lago non cambi idea e non ci faccia un'altra discarica come a Pecol? Non ci sentiamo di credere più a nessuno. E voi come amministrazione avevate il dovere di chiedere che al sopralluogo oltre alla Commissione ambiente partecipasse anche una delegazione di cittadini». Il sindaco Patat ha risposto: «Non potevamo farlo: i vertici dell'azienda ci hanno espressamente chiesto di invitare solo i componenti della Commissione. E io non posso imporre a un proprietario chi gli debbo portare in casa». Un'altra questione sollevata è stata quella della fidejussione: «E se poi ci sarà un'altra proroga? In base a cosa la somma pattuita ora potrà andar bene anche tra 12 anni, quando il costo della vita sarà sicuramente superiore?». I rappresentanti del Comune hanno risposto che sono gli studi della Regione a stabilire le cifre, essendo appunto Trieste ad avere l'ultima parola sul sito. «Ma si trova in territorio cormonese - hanno protestato i cittadini - non è possibile che a decidere sulla nostra terra siano sempre gli altri». Infine, un altro cittadino ha chiesto di far diventare l'area della cava un luogo fruibile da famiglie e turisti"

Matteo Femia

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