I sindacati: «Solo silenzi da parte della giunta»
«Da tempo sembrerebbe che gli accessi di utenti autosufficienti e in lista d’attesa siano bloccati e non si sa per quale motivo. Al momento ci risulta esistano stanze libere che addirittura sono state chiuse o trasformate in salottini. Gli utenti autosufficienti ad oggi ci risultano essere 48 contro i 65 della capienza piena con una perdita di introiti notevole».
Luca Manià parla a nome delle segreterie provinciali Fp-Cgil, Spi-Cgil, Uil-Fpl, Fiadel-Csa chiede chiarezza alla giunta Romoli. «Ci rendiamo conto - scrive - che i Comuni oggi come oggi sono stritolati da normative sempre più limitanti ma pensiamo anche che non ci sia la volontà nell’amministrazione goriziana di provare con tutte le proprie forze a cercare soluzioni al problema o perlomeno di parlarne apertamente. Come sindacati, abbiamo chiesto al comune di Gorizia, a fine dicembre 2012, di incontrarci per essere informati su quale sarà il futuro della casa di riposo comunale. Ad oggi, aprile 2013, non ci è arrivata nessuna comunicazione: nessuna data, niente, solo silenzio. Riteniamo questo sia un comportamento vergognoso da parte di un ente che primo fra tutti dovrebbe garantire servizi pubblici di qualità per la sua popolazione come il più importante tra i suoi compiti. La sensazione è quella che si voglia arrivare ad una vendita e quindi ad una privatizzazione totale della struttura abdicando al ruolo di controllo e di fornitore di servizi essenziali alla cittadinanza. È da ritenere che dopo la chiusura del Punto nascita, agevolato dal presidente della Regione che non ha aiutato la sanità goriziana, ora, per motivi strettamente strutturali, chiuderà la casa di riposo Culot. Così gli anziani anziché pagare 1.200 euro al mese, dovendo ricorrere a strutture private, si vedranno costretti a pagare il 40% in più».
I sindacati ricordano inoltre che, negli anni, «parecchi sono stati gli interventi per mantenere la funzionalità e la sicurezza nella struttura spendendo molte, moltissime risorse. L’elenco va dai bagni attrezzati, alla centrale termica interrata, alle dotazioni ignifughe nelle camere, all’impianto elettrico, ai rilevatori antifumo fino alla completa ristrutturazione e messa a norma dello scorso anno della cucina. Risorse spese giustamente per garantire la piena e sicura funzionalità della struttura: ci chiediamo però se davanti ad un’opzione di vendita della struttura manchi una capacità di programmazione di chi gestisce la cosa pubblica che porterà ad un reale spreco di denaro pubblico e ad una inevitabile abbassamento della qualità dei servizi offerti alla cittadinanza». (fra.fa.)
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