Idea riveduta e corretta Lì non si potrà nascere

La “Casa del parto” era uno dei cavalli di battaglia dell’amministrazione Romoli: una realizzazione che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto attenuare la rabbia per la dolorosa chiusura del Punto nascita, condannato a morte per le poche nascite. «È giusto puntare tutte le nostre carte su una struttura dove le mamme che lo vorranno potranno partorire in modo naturale (sono escluse quindi le emergenze, le situazioni critiche e ovviamente i parti cesarei), secondo i ritmi fisiologici del travaglio, senza forzature e interventi non necessari e assistite da ostetriche esperte. Diciamo che sarà una versione moderna del vecchio parto casalingo», uno degli annunci dell’amministrazione comunale nel 2016.

In realtà, nel “Centro di salute della donne” non si potrà partorire. Il progetto originario è stato, diciamo così, riveduto e corretto. «In quella struttura verrà gestito il percorso pre e post parto - sottolinea l’assessore comunale al Welfare, Silvana Romano -. In pratica, verranno prese in carico le gestanti e le neomamme con un’assistenza di altissima qualità. Il parto, invece, avverrà a Monfalcone o in altri ospedali fuori Gorizia, senza contare la possibilità di far nascere il proprio figlio a Šempeter anche se i numeri sono irrisori».

Romano è particolarmente soddisfatta del fatto che si sia sbloccata la vicenda del progetto definitivo. «Erano arrivate delle prescrizioni che hanno portato a una revisione consistente della prima pianificazione. Il timore era che si perdesse tempo prezioso. Ora, rimesse le carte a posto, l’augurio è che i lavori possano prendere il via al più presto». —



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