Il capriolo “attaccabrighe” prelevato e trasferito a Terranova

L’animale per nulla intimorito per proteggere il suo territorio si è reso più volte protagonista di incontri «troppo ravvicinati» con i frequentatori dell’area

Marco Bisiach

Si era dimostrato un po’ troppo esuberante e soprattutto attaccabrighe, e così, per evitare guai, si è pensato di farlo “traslocare”. È il giovane esemplare di capriolo protagonista nelle ultime settimane di una serie di incontri ravvicinati poco piacevoli con alcuni frequentatori del Parco di Piuma.

L’animale, per nulla intimorito dalla presenza degli esseri umani, prima si lasciava ammirare e spesso si avvicinava lui per primo alle persone che incontrava sul suo cammino, poi, mosso dall’istinto che lo induceva a “proteggere” il suo territorio, si fiondava sui malcapitati, spaventandoli e in qualche caso colpendoli (seppur sin qui fortunatamente mai con gravi conseguenze). In questi giorni abbiamo raccontato l’esperienza di un bimbo di 9 anni e della sua mamma, ma le preoccupate segnalazioni simili arrivate in seguito al Comune sono state più numerose, almeno quattro. Di qui la decisione di intervenire. «Le testimonianze confermavano il fatto che questo giovane capriolo fosse particolarmente sicuro di sé e portato a dare confidenza agli esseri umani, ma al tempo stesso trattandosi di un animale territoriale, attaccava le persone per difendersi – spiega Massimo Stroppa, direttore dell’Ispettorato delle foreste con competenza per Udine, Gorizia e Trieste –. La fauna del Parco di Piuma è tutelata, e così abbiamo deciso di attivare il servizio competente, per catturare l’animale senza fargli alcun male, portarlo via dal parco e poter valutare con calma dove e come restituirgli la libertà».

Sono entrati in azione dunque un veterinario chiamato a narcotizzare il capriolo, gli uomini del Corpo forestale di Gorizia e Monfalcone e il personale della Polizia locale, impegnato a tenere a distanza dalla zona delle operazioni i frequentatori del Parco di Piuma. L’esemplare è stato individuato, catturato e trasportato poi al Centro di recupero della fauna selvatica ed esotica di Terranova, dove ancora oggi si trova. «Abbiamo la necessità di monitorare i suoi comportamenti e capire in che condizioni si trova – dice ancora Stroppa –. Un’ipotesi è che si tratti di un esemplare magari cresciuto a contatto con le persone, e per questo privo del timore che solitamente induce gli animali selvatici a non avvicinarsi agli umani. Un caso piuttosto singolare, a dire il vero, visto che non ci sono capitati molti altri interventi simili. Ad ogni modo, una volta fatte tutte le valutazioni necessarie, stabiliremo dove ricollocare l’animale».

Con tutta probabilità, ovviamente, non in contesti così fortemente frequentati dall’uomo come poteva essere il parco goriziano. –

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