Il Cara di Gradisca va oltre le 200 presenze e mancano le forniture

Accolti e subito smistati tra l’Aquila e Teramo 50 migranti Tagli ad abbigliamento, coperte e servizi di assistenza



Il Cara di Gradisca è tornato a “sfondare” la soglia psicologica delle 200 presenze. È accaduto nei giorni scorsi, con l’arrivo di una cinquantina di richiedenti asilo – e anche questa è una notizia inedita – provenienti per buona parte dai Paesi del Maghreb.

Algerini, marocchini e tunisini (oltre a qualche cittadino pakistano, nazionalità che assieme a quella afghana costituisce da anni la popolazione “classica” del Cara) hanno trascorso all’ex caserma Polonio solamente qualche notte. Secondo fonti interne accreditate, dopo tre giorni sono stati visitati e posti in isolamento per poi venire trasferiti in altre strutture lungo lo Stivale: 25 a L’Aquila e 25 a Teramo. Nonostante questo movimento in uscita, al momento le presenze nel centro per rifugiati lungo la 305 si attesta sulle 186 unità. Ben lontano, quindi, dall’azzeramento auspicato dall’amministrazione comunale di Gradisca nei confronti del governatore Massimiliano Fedriga e dello stesso Viminale come possibile “contropartita” rispetto all’ormai prossima (ri)apertura del secondo tipo di centro, il Cpr, in cui non vi saranno asilanti ma detenuti migranti clandestini da espellere o rimpatriare. Il tutto mentre, sempre secondo fonti interne accreditate nel settore dell’accoglienza, all’interno della struttura la situazione gestionale rimarrebbe “complicata”. Secondo queste testimonianze, figure chiave come quella del medico, dell’assistenza legale, del mediatore socioculturale sarebbero assenti o avrebbero visto ridursi in modo tangibile il monte ore. «Anche i magazzini sono pressoché vuoti, i kit destinati agli ospiti come vestiario e coperte sono ridotti all’essenziale e pure il cibo è di qualità discutibile», è il tenore della segnalazione.

Una situazione che nei giorni scorsi era stata segnalata anche dai sindacati dei lavoratori, preoccupati dagli effetti dei tagli del cosiddetto “decreto sicurezza” firmato dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, «di cui questo ridimensionamento quasi pare costituire una prova generale in vista della chiusura dei bandi di appalto per la futura gestione di Cpr e Cara» era stata la riflessione del sindacalista Fpl-Uil Michele Lampe. –



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