Il cellulare di servizio finisce in mare, Comune parte civile in Tribunale

La giunta delibera la costituzione a giudizio contro una persona accusata di aver causato la caduta in acqua di un “bene pubblico"
Lasorte Trieste 29/08/15 - Bagno Lanterna, Presentazione Sdraio Accesso al Mare
Lasorte Trieste 29/08/15 - Bagno Lanterna, Presentazione Sdraio Accesso al Mare

TRIESTE. Il telefonino di servizio di un dipendente comunale finisce in mezzo ai flutti marini e il Comune si costituisce parte civile contro il responsabile del gesto per così dire poco gentile, compiuto ai danni del dipendente stesso. L’accusa è infatti quella di danneggiamento, perseguibile penalmente. Il tutto si è svolto in uno degli stabilimenti di competenza comunal, molto probabilmente il Pedocin.

Vittima, come accennato, un lavoratore che in quel momento stava operando alle dipendenze del Municipio. Il cellulare “aziendale” era infatti stato affidato, per ragioni di lavoro, a colui che era in quel momento l’addetto ai controlli del bagno in questione. Due, poi, le aggravanti del caso. In primis il gesto è stato compiuto in un luogo pubblico.

E il deterioramento della “cosa pubblica”, secondo la parte offesa, ovvero il Comune, rappresenterebbe poi non solo un aggravio economico ma anche e soprattutto un’onta alla sua immagine. Il danneggiamento è descritto dall’articolo 635 del Codice penale: chiunque distrugga, disperda, deteriori o renda in qualche modo inservibili cose altrui, con violenza o con minaccia, può essere punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

Nello specifico, come si legge della delibera di giunta che dà mandato all’Avvocatura di costituire il Comune parte civile a processo, il cellulare di proprietà del Comune sarebbe stato danneggiato «lasciandolo in mare».

Evidentemente, questo non è dato sapere, il lavoratore è stato aggredito, oppure minacciato, e nel momento di caos contestuale all’accaduto lo smarphone “aziendale” (si passi il termine, benché riferito alla cosa pubblica) dev’essere finito in acqua. Non si sa se tale effetto sia stato ottenuto con intenzionalità, né quali ragioni abbiano offerto il pretesto per far scattare la scintilla dell’episodio.

Quel che è certo è che, sempre secondo gli atti, il Comune ritiene appunto di aver subito non solo un danno economico ma anche un danno «di immagine». Per queste ragioni l’ente pubblico si è costituito parte civile nel procedimento penale a carico dell'imputato. E la vicenda è ora nelle mani del Tribunale di Trieste.


 

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