Il Centro protesta: «Lasciate i cassonetti, non costringeteci a tenere i rifiuti in casa»

A senso unico i commenti nella zona a più alta densità di condomini e pubblici esercizi
Più si avvicina il 18 giugno, la data fissata per l’inizio del porta a Monfalcone e più aumenta l’opposizione da parte della gente al nuovo sistema della raccolta differenziata. Mentre continua senza sosta, infatti, la consegna a domicilio dei kit a tutte le famiglie, sono soprattutto gli abitanti del Centro che ieri hanno continuato a ribadire a gran voce il proprio «no», chiedendo soprattutto il mantenimento dei cassonetti stradali che, secondo l’assessore all’Ambiente Paolo Frittitta, dovrebbero comunque restare sulle strade per almeno un mese e mezzo dopo l’avvio del servizio.


È un coro unanime quello della gente: «Fermiamo il porta a porta – dicono in tanti - e ripristiniamo cassonetti per la differenziata. Tutti sono contrari al sistema, ma il Comune continua imperterrito dritto per la sua strada e non cambia minimamente la sua posizione senza ascoltare le proteste».


«La colpa di quello che sta succedendo è sicuramente nostra – dice Luigi Bianco – perché avevamo nelle mani la possibilità del referendum e l’abbiamo buttata via. È inutile che la gente ora protesti. Ci meritiamo quello che gli amministratori stanno facendo. Credo – ha ancora ribadito Luigi Bianco – che oramai esista una sfiducia a monte delle istituzioni le quali ci propongono ogni volta situazioni che non piacciono e poi dobbiamo subire. È mai possibile che tutta l’Europa utilizzi i termovalorizzatori con filtri particolari che non inquinano l’atmosfera, ricavando anche energia, mentre in Italia continuiamo a costruire solo discariche?».


«Oramai non siamo più in democrazia – dice Concetta Botta che abita in uno dei condomini di viale San Marco – noi parliamo e nessuno ci ascolta. Esprimiamo le nostre difficoltà, ma il Comune nonostante tutto va avanti e non vuole sentire le ragioni dei cittadini. Dobbiamo fare il porta a porta? Bene. Lo facciamo. Ma i rifiuti in casa non li tengo. Metterò i sacchetti fuori della porta, anche se abito nei piani alti. Poi vedremo se qualcuno protesterà. Oppure avrò un’altra scelta. Poiché non ho il balcone, appenderò le borse a una fune fuori della finestra».


«Sono nettamente contraria al porta a porta – afferma Veronica Terrin – perché crea molte difficoltà. Meglio un buon sistema di cassonetti dove ognuno possa separare i diversi tipi di rifiuti. Ho nell’appartamento un piccolo balcone, ma bisognerebbe attraversare la camera da letto per portare fuori i sacchetti. Mi sembra un po’ ardito agire in questo modo, anche perché ci sono i bambini e questo via vai di spazzatura in casa è antigienico, non va bene. Vorrei fare la differenziata per rispettare l’ambiente. Però mi sembra che, per salvare l’ambiente, i rifiuti dobbiamo tenerceli in casa».


«Basta tenere un giorno in più in casa la spazzatura – sostiene Anna Finizio - ed ecco che arrivano subito vespe, mosche, formiche e scarafaggi. Figuriamoci con il caldo dell’estate cosa succederà».


«Sono contro il porta a porta – sottolinea Nunzio Viscano – perché costa di più e si ottengono gli stessi risultati di oggi. Ritengo che il Comune debba sistemare in tutta la città cassonetti adeguati alla differenziata e andrà sicuramente meglio. Poi capiterà, come sabato scorso, che i cassonetti non vengano svuotati. E allora si farà un uso strumentale della situazione per affermare che il cassonetto non funziona. Ma solo per ribadire che il porta a porta è il sistema più valido».


«Non ho parole sul porta a porta – afferma Enza Sannino che gestisce il minimarket “La Botteghella” – anche perché come esercenti non possiamo tenere nel negozio rifiuti umidi che possono deperire e dopo un giorno puzzano. A esempio la pulizia dei prosciutti, le cotenne, i fondi degli affettati è tutto materiale da eliminare in giornata. Non possiamo tenerlo nel negozio. I Nas ci chiuderebbero l’attività».


E poi c’è il grande dubbio sugli stranieri, molti dei quali non sanno neanche di cosa si discuta. La giovanissima bengalese Ripa Sharmin, non ha minimamente capito il discorso sul problema del porta a porta. Ha sorriso e si è scusata dicendo: «Non so di cosa lei parla e non posso aiutarla».


Inviperito sull’argomento Romano Collovati, gloria del calcio (è stato ex portiere della Triestina) che spera fino all’ultimo che il Comune faccia un passo indietro su quello che sta per accadere. «È una vita – ha detto – che le amministrazioni combinano disastri. Un esempio? La costruzione della centrale a carbone a Monfalcone. Ora ci continuano a tartassare col porta a porta e non la finiranno fino a quando il disastro non sarà compiuto. È mai possibile che il Comune non si renda conto che il sistema è dispendioso e non serve se è vero che alla fine tutto viene bruciato insieme. Poi, nonostante la differenziata che già adottiamo da qualche anno, perché hanno aumentato la tassa sui rifiuti del 50% come risulta nelle ultime bollette?».

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