Il centrodestra sfiora il 50% in Friuli

Ma la vittoria nella circoscrizione più popolosa non basta per il bis. Saro ipercritico: «Tondo paga tutti gli errori commessi»
Di Mauro Manzin
Udine 18 Aprile 2013. Comizio, con contestazioni, di Silvio Berlusconi a sostegno di Renzo Tondo per regionali del Friuli Venezia Giulia. Telefoto copyright Ag. Petrussi / Diego Petrussi
Udine 18 Aprile 2013. Comizio, con contestazioni, di Silvio Berlusconi a sostegno di Renzo Tondo per regionali del Friuli Venezia Giulia. Telefoto copyright Ag. Petrussi / Diego Petrussi

TRIESTE. La circoscrizione di Udine resta feudo di Renzo Tondo. Scarsa consolazione se poi alla fine si è perso il “regno” per una manciata di voti. I freddi numeri, comunque, attribuiscono all’oramai ex governatore del Friuli Venezia Giulia il 41,9% dei suffragi contro il 38,1% di Debora Serracchiani. Ma se Atene piange Sparta certo non ride: Grillo, infatti, con il suo Movimento 5 Stelle si è praticamente fermato a Udine. Il candidato presidente Saverio Galluccio non va oltre il 18%. A raccogliere le briciole ci pensa Franco Bandelli con l’1,8%. Se si va a vedere il voto per schieramento si nota come il centrodestra superi il centrosinistra per 49 a 36. Dato emblematico che se si considera il risultato finale che ha incoronato la Serracchiani. Tondo, dunque, è stato particolarmente penalizzato dal voto disgiunto. A livello di partiti il Pd prende il 26%, il Pdl il 23%, la lista civica di Tondo il 9,5% e la Lega il 9%.

Dando un’occhiata alle preferenze che il sistema elettorale regionale prevede si nota come in casa Berlusconi per Tondo (Pdl insomma) la parte del leone la fa l’assessore regionale ai Trasporti uscente Riccardo Riccardi con oltre 6mila preferenze. Ma buono il risultato anche dei consiglieri regionali uscenti Alessandro Colautti con quasi 2mila preferenze, seguito da Roberto Novelli e Paride Cargnelutti con quasi 1700. Nell’ambito della Lista Tondo la più premiata è Michela Gasparutti con quasi 800 preferenze. Ottimo risultato, quindi, per la segretaria dell’ex presidente della Regione. I “magnifici” cinque, invece, nella graduatoria delle preferenze all’interno del Partito democratico sono cappeggiati da Cristiano Shaurli con 2489, seguito da Franco Iacop con 2344 e, nell’ordine, da Vittorino Boem con 2215, Vincenzo Martines, vicesindaco uscente di Udine con 1953 e Mauro Travanut con 1872. Stefano Pustetto svetta tra le preferenze di Sel mentre all’interno di Italia dei valori Anna Paola Peratoner con 143 preferenze supera Alessandro Corazza con 76. Nella Lega svetta, invece, l’assessore regionale uscente Claudio Violino con 1080 preferenze. «Questa vittoria è tutto merito di Debora - commenta a caldo Renzo Travanut, ex presidente della Regione e “uomo campagna elettorale” della vincitrice - considerato poi che ha raccolto 36mila voti più della coalizione. È stata brava anche rispetto a quanto è successo a Roma negli ultimi giorni che poteva condizionare moltissimo il voto in Friuli Venezia Giulia e che invece si è risolto con due esiti positivi: la vittoria della Serracchiani e il ridimensionamento del M5S». L’arma vincente della Serracchiani? «Il recupero - spiega ancora Travanut sommerso da applausi e tappi di champagne che saltano - della Debora originaria, cioè quella del cambiamento, della trasparenza, del coraggio che lei ha recuperato soprattutto negli ultimi 15 giorni prima del voto». «C’è stata - conclude Travanut- anche una forte unità del Pd attorno a lei, nonostante tutto quanto sta accadendo. Non dico un miracolo, ma insomma...». Anche Flavio Pertoldi dell’anima cattolica del Partito democratico friulano sottolinea come le vicende romane non siano riuscite a rovinare la festa in Friuli Venezia Giulia. «Perché la campagna elettorale svolta qui - afferma - dalla Serracchiani è riuscita a portare quella ventata di freschezza e rinnovamento che è stata vincente rispetto a un Tondo che si è portato sulle spalle il carico di un’esperienza amministrativa non troppo positiva. Non solo Bandelli ha contribuito alla sua sconfitta ma anche l’incapacità di gestire il funzionamento della macchina regionale». Pertoldi poi punta il dito sul ridimensionamento del M5S rispetto alle elezioni politiche «che evidenzia tutta la debolezza che sta dietro questo movimento». Chi, invece, più che sui meriti della Serracchiani punta il dito accusatore sui demeriti dello sconfitto Tondo è l’ex senatore del Pdl Ferruccio Saro, recentemente vicino ai montiani del Friuli Venezia Giulia. «Alla fine Tondo ha pagato tutti gli errori che ha commesso - spiega - in un’amministrazione con moltissimi limiti e con l’incapacità di tenere vicino tutto il vecchio mondo che lo aveva sostenuto. Quando non si semina bene si raccoglie quello che si raccoglie. E non poteva se non finire così». E la Serracchiani? «Ha sposato linee vincenti come la macroregione - conclude Saro - e altri temi che dovevano essere lo spartito di Tondo. Così si sono spostati i voti e l’esito odierno non è che una logica conclusione di una vicenda perdente».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Il Piccolo