IL CIRCO DELLA F1: GIUSTIZIA TRADITA

C’è un proverbio che dice: "Tutto è bene quel che finisce bene". È assurdo. Una sequenza di azioni malvage e illegali, che per fatalità finiscono bene, non per questo diventano buone e legali. Il campionato mondiale di Formula 1 lo ha vinto la Ferrari: e questo è giusto, è meritato, ma non per questo possiamo dire che sia stato un campionato corretto, in cui l'ordine d'arrivo sul traguardo rispecchiava il merito in pista. E (prego chi legge di non interrompere qui la lettura, dopo quel che sentirà adesso) nemmeno nell'ultima gara.


È stato un campionato falso anche domenica scorsa, in Brasile. All'arrivo, Ferrari prima e seconda, McLaren-Mercedes terza e settima. In questo modo la Ferrari di Raikkonen era campione del mondo, le due McLaren seconde, a un solo punto di distacco. Poi, ennesimo pasticciaccio brutto, il giallo della benzina. Tre piloti piazzatisi davanti a Hamilton hanno corso con una benzina fuori legge, perché raffreddata oltre il limite consentito. Il raffreddamento compatta la benzina, quindi se ne carica di più nella stessa manciata di secondi (i sei-sette secondi della sosta ai box), e ne aumenta le prestazioni. Quindi i piloti han tratto vantaggio. Andavano squalificati? Certo che sì.


Un ingegnere Ferrari dichiarava: «A occhio e croce, 3 gradi in meno voglion dire tre cavalli in più». Pochi? Ma questo è uno sport in cui la pole e la vittoria si giocano sui millesimi di secondo. Barare sulla temperatura della benzina dà un vantaggio illecito. Per togliere il vantaggio illecito, bisognerebbe togliere i tre piloti dalla classifica. In questo modo, Hamilton risalirebbe dal settimo al quarto posto. E sarebbe campione del mondo. Sarebbe legale così? Ma neanche per idea.


Hamilton e Alonso hanno fatto tutto il campionato con una macchina fuori-legge, la McLaren-Mercedes, che rubava e studiava le scoperte e invenzioni della sua principale avversaria, la Ferrari. A un certo punto lo scandalo megagalattico, il più grande spionaggio industriale della storia, è venuto alla luce con nomi dei ladri, dei ricettatori, degli ingegneri utilizzatori, e dei piloti approfittatori. La McLaren-Mercedes ha avuto una punizione (e una umiliazione) che resterà nei secoli: cancellata dalla classifica Marche e costretta a pagare 100 milioni di euro. E ai piloti, quale pena? Nulla di nulla. Ma avevan tratto vantaggio dalla gigantesca illegalità? Certo che sì. È lampante e dichiarato.


Uno, Alonso, è reo confesso. Perdonato per questo. Ma l'altro, il negretto Hamilton, nulla ha confessato, di nulla s'è pentito, di tutto si vanta. E il campione mondiale, coccolato dal patronage della Formula 1, doveva essere proprio lui. Perché è nero. Perché ha un fratello in carrozzella. Perché ha 22 anni. «Sarebbe perfetto se fosse anche islamico», dice il padrone della Formula 1. Un ventiduenne, primo anno che corre, nero, con fratello handicappato, islamico, è il campionissimo che la Formula 1 cerca. Sul fatto che lo cerchi, siamo d'accordo: servirebbe. Ma se corre su una macchina illegale, va punito. Se è a conoscenza di un reato e non lo dice, va punito. Se ostacola un collega in pista, va punito. Se la sua macchina si blocca fuori pista e non è in grado di rientrare, la sua corsa dovrebbe finire lì.


Insomma: la giusta conclusione dello sterminato scandalo di spionaggio industriale doveva essere l'esclusione della McLaren-Mercedes dal campionato in corso e dal campionato prossimo, e la radiazione dei colpevoli. Avremmo avuto lo stesso risultato: Ferrari campione del mondo. La stessa vittima: la McLaren-Mercedes. Solo che adesso, visto come sono andate le cose, di vittime ce n'è anche un'altra: la giustizia sportiva.

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