Il Comune batte cassa e vuole 360 mila euro per i canoni demaniali
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Il Comune di Grado batte cassa chiedendo ai concessionari di beni demaniali di pagare quanto previsto entro il 15 novembre prossimo. Parliamo quasi esclusivamente di spiagge ma anche del prelievo di acqua di mare. E come sempre la fetta maggiore da pagare spetta alla Git dove il Comune, che ne è anche socio con il 10,61% di quote, chiede di sborsare oltre 190 mila euro.
L’ammontare complessivo che finirà nelle casse comunali è di 360.324 euro. I concessionari sanno già di questa scadenza ma più di qualcuno sperava evidentemente che, come è stato fatto per altre tasse e imposte causa la problematica Covid 19, ci fosse qualche slittamento nei termini. Un tanto poiché, com’è noto, per le spiagge tutto l’inizio stagione proprio non c’è stato e indubbiamente si tratta di soldi che mancano nelle casse dei singoli che, bisogna dirlo, hanno recuperato in seguito. Tuttavia come gli stessi spiegano (lo ha recentemente affermato anche l’amministratore unico della Git, Alessandro Lovato) un recupero solamente parziale che non copre assolutamente tutto. Senza contare, tra l’altro, che ad averci rimesso sono stati anche i dipendenti stagionali, costretti a una stagione più corta.
Sullo slittamento dei termini intervengono i consiglieri di opposizione Claudio Kovatsch (Nuovo Inizio) e Sebastiano Marchesan (Insieme per Grado), i quali propongono una dilazione di questi impegni considerate le difficoltà economiche del momento. Magari trasformare il pagamento a rate o comunque posticiparlo applicando gli stessi criteri che sono stati adottati per la Tari.
Ma torniamo ai canoni che dovranno, come specificato nella determina dirigenziale, essere pagati entro il 15 novembre. Un pagamento che diventa “obbligatorio” per aver in un certo senso garantita la proroga della concessione, un argomento particolarmente spinoso perché l’incertezza sulle varie disposizioni regna sovrana.
«In un decreto agostano sull’oggetto – afferma il responsabile della Git –, è stato rimarcato che il pagamento è espressa volontà di rinnovo della concessione al 2033. Pertanto il pagarlo diventa quasi tassativo, fermo restando che il pagamento non preclude la possibilità di ricevere un rimborso a posteriori. Anche se il nonno contadino (digiuno di conoscenze giuridiche) dissentirebbe dicendo che “pagare e morire” c’è sempre tempo. Ma lui – conclude Lovato – viveva nel tempo delle “strette di mano”, adesso abbiamo le regole e la semplificazione».
È dal primo gennaio 2017 che il Comune si occupa in prima persona di questi canoni a seguito di una decisione della Regione, la quale ha stabilito tra l’altro che “i proventi e le spese derivanti dall’esercizio delle funzioni spettano integralmente al Comune”.
L’importo più alto spetta, come detto, alla Git: la società possiede un’area complessiva che sfiora i 98 mila metri quadri. Si tratta di 193067 euro che comprendono anche il consumo di acqua di mare evidentemente utilizzato per le terme marine.
Gli altri stabilimenti più importanti della Costa Azzurra e di Pineta, ma anche alcuni campeggi e villaggi turistici, dovranno pagare importi che superano i 10 mila euro e che arrivano anche sino a 20 mila euro. Per qualcuno pure di più poiché sommano più concessioni.
Nell’elenco spiccano a ogni modo alcune curiosità, come la presenza dell’Unione Bocciofila Alpino Manzanese (409 euro di canone) e quella di tre alberghi ma solamente perché utilizzano l’acqua di mare per le rispettive piscine. Un importo di quasi 975 euro è inoltre a carico di Grado Riabilita, ovvero dell’Ospizio Marino.—
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