Il Consiglio comunale di Trieste alla prova del bilancio dopo lo stop dell’ultima seduta

In programma l’illustrazione del documento per il triennio 2024-26. Poi il voto. Presenti i comitati
Francesco Codagnone

TRIESTE. Il Consiglio comunale è convocato per le 16.30 di lunedì. I lavori sul bilancio riprenderanno da dove si sono interrotti nella seduta di giovedì scorso, dichiarata deserta in mancanza del numero legale, e conclusasi in meno di un’ora – considerate le diverse assenze in maggioranza – con l’uscita dall’aula delle forze di opposizione, unitesi alla piazza di fischi e rivendicazioni dei circa 300 (secondo la Digos) manifestanti chiamati in presidio dai comitati cittadini.

All’ordine del giorno dei lavori di oggi la presentazione formale del documento, quindi il voto più importante dell’anno: come destinare le risorse per il triennio 2024-26. A palazzo Cheba si prospetta una lunga serata. I rappresentanti dei comitati cittadini annunciano la loro presenza, come spettatori, alla seduta odierna per «trasmettere un segnale di presenza attiva»: sanità pubblica più accessibile, potenziamento dei servizi di prossimità e tutela delle aree verdi i temi più sentiti, e sui quali si chiede di «evitare scelte che, in sede di bilancio, potrebbero rivelarsi dannose per la comunità».

Ma se i comitati faranno da “opposizione silente”, la discussione si preannuncia lo stesso accesa. Adesso Trieste non è intenzionata a cedere sugli emendamenti: dai servizi extra-scolastici nei ricreatori per bambini con disabilità (in merito, Kevin Nicolini comunica di aver presentato un emendamento da 200 mila euro), alla crisi umanitaria dei migranti lasciati all’addiaccio e per i quali si chiede di potenziare la prima assistenza. Le loro miserevoli condizioni sono state portate alla luce anche dalla recente visita al Silos della Commissione Trasparenza del Comune (da parte delle sole forze di opposizione): oltre 400 richiedenti asilo lasciati a dormire tra topi e fango e senza servizi igienici.

Il sindaco Roberto Dipiazza affermava che «per loro non farò nulla», e così dei migranti si fa carico quasi esclusivamente la rete solidale cittadina, che vive di volontariato e carità.

«La situazione al Silos testimonia in maniera cruda cosa succede quando la politica rinuncia al suo ruolo a favore della mera propaganda per raccogliere consensi elettorali», afferma pertanto Giorgia Kakovic di At, prima firmataria dell’emendamento in cui si chiede «lo stanziamento di fondi comunali per garantire il potenziamento dei servizi di ricovero e accoglienza temporanea a bassa soglia».

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