Il Covid aumenta l’ansia e i disturbi e rivoluziona il lavoro dei terapeuti

Gli psicologi hanno adattato le sedute alle norme di distanziamento, l’isolamento ha acuito le patologie
Counselling. Distressed woman receiving counselling. Counselling is the provision of advice, and psychological or psychiatric support. Trained counse...
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Alex Pessotto

Qualcuno ha interrotto completamente l’attività, qualcun altro l’ha continuata ma con modalità differenti: usando il telefono e le videochiamate al posto del lettino o della sedia. Anche gli psicologi e gli psicoterapeuti goriziani in tempi di Covid-19, hanno fatto di necessità virtù, prima di riprendere il lavoro di sempre ed ascoltare i problemi che, durante il periodo, via via si manifestavano e che, dopo una certa latenza iniziale, non hanno esitato ad emergere.

Prendiamo Alessandro Sartori, psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico. «Il mio osservatorio – racconta – è soprattutto legato alla Tempesta, di cui sono presidente: è una comunità di pazienti con problematiche di dipendenze alcol correlate e da sostanze stupefacenti. Il blocco non ha presentato all’inizio grandi problemi negli assistiti, ma, in seguito, dopo la fase iniziale “maniacale” e di negazione, in quanto abbiamo in ogni modo tentato di ridimensionare la gravità della pandemia, ha finito per acuire i disagi legati all’isolamento accompagnando depressioni e, in genere, situazioni di fatica emotiva. Soltanto la presa di consapevolezza ha consentito e sta consentendo di lavorare sul trauma sociale con cui tutti stiamo ancora facendo i conti».

«Non ho avuto modo di confrontarmi con richieste di pazienti che hanno espresso particolari preoccupazioni legate al periodo – afferma poi Roberta Toplicar, psicoterapeuta di formazione sistemico-relazionale –. In fase di lockdown, qualcuno ha sofferto però la solitudine, l’isolamento e ciò riguarda soprattutto pazienti che già avevano manifestato fragilità su altri versanti. Quindi, il mio lavoro non ne ha risentito, anche se ho dovuto operare in maniera diversa, ottemperando alle varie norme e, a lungo, non potendo incontrare di persona i miei assistiti, privilegiando invece, con pazienti con i quali avevo già stabilito una relazione, le videochiamate Skype e il telefono».

Presentare una panoramica completa sul lavoro degli psicoterapeuti del territorio è certamente impossibile. Ma, continuando la carrellata, abbiamo poi sentito Marco Pacori, esperto di ipnosi. «Più che il virus, sono state soprattutto le restrizioni così brusche che hanno innescato molte paure – dice Pacori –. Ho quindi notato un inasprimento di problematiche d’ansia, attacchi di panico, disturbi ossessivi, con pazienti che temevano e temono che la pandemia non avesse mai fine: aumentando il periodo di clausura con i ripetuti decreti, nei pazienti cresceva l’angoscia facendo pensare che la situazione fosse incontrollabile. Quindi, timore di non vedere i propri cari, timori di non essere liberi sono sfociati in depressioni e in tentativi di suicidio per la mancanza di speranza che veniva continuamente evidenziata. Sembrava che fossimo condannati a venire sterminati dal virus, quando così non è. Ma, al di là di ansia e depressione, si sono verificate situazioni di paure e insicurezze in genere».

«Le preoccupazioni di sempre con l’avvento del Covid sono aumentate – commenta infine Rodolfo Picciulin, psicoterapeuta ad indirizzo psicoanalitico –. Apparentemente, dopo la ripresa del lavoro, che ho sospeso per il blocco, ho notato che la fase di isolamento, ad uno sguardo superficiale, non aveva pesato in maniera eccessiva sui miei pazienti, ma indagando sulla vita da loro vissuta in questo periodo (specie analizzando i loro sogni) è emersa una angoscia sullo sfondo che in un primo momento era impercettibile. Questa angoscia si collega alla messa in discussione del nostro “sfondo”, del nostro contesto che avevamo e abbiamo a lungo dato per scontato, visto come immobile e che il Covid ha reso evidente. Per fare un paragone, mi viene da pensare a quello che ha comportato il crollo del Muro di Berlino specie per la popolazione dei Paesi socialisti, a quanto succede a chi interrompe la routine quotidiana del lavoro per andare in pensione o, nel micro, per attenerci a questi giorni, al primissimo periodo delle nostre vacanze». —

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